Caratteristiche ed evoluzione dei casi di scompenso cardiaco con riacutizzazioni

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Caratteristiche ed evoluzione dei casi di scompenso cardiaco con riacutizzazioni

Un gruppo di specialisti statunitensi ha analizzato le caratteristiche e l’evoluzione dei casi di scompenso cardiaco cronico con ridotta frazione di eiezione che sono andati incontro a peggioramenti dell’insufficienza cardiaca. I risultati hanno evidenziato i fattori associati ai peggioramenti.

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Lo scompenso cardiaco cronico con ridotta frazione di eiezione è relativamente frequente e ad esso si associano morbilità e rischio di decesso elevati. Nei casi con forme più avanzate di scompenso si verifica spesso la necessità di visite specialistiche o di ricoveri e ciò comporta disagi per i malati e l’impegno di rilevanti risorse. Diversi studi clinici hanno valutato l’efficacia di nuove terapie nei soggetti con scompenso cardiaco con ridotta frazione di eiezione, che sono andati incontro a episodi di peggioramento dell’insufficienza cardiaca. D’altra parte, secondo Carnicelli e colleghi, la stessa definizione di episodio di peggioramento dell’insufficienza cardiaca è variata da una ricerca all’altra andando, dal rilievo di segni e di sintomi acuti di scompenso che hanno richiesto modifiche della cura gestite in assistenza ambulatoriale, alla necessità di un accesso in Pronto Soccorso o di un ricovero. Per contribuire a fare chiarezza su tali aspetti, gli Autori hanno eseguito uno studio analizzando una casistica di soggetti adulti con scompenso cardiaco cronico con ridotta frazione di eiezione (frazione di eiezione ≤35%), gestiti presso l’Università Duke (Carolina del Nord, USA) tra il 1° gennaio 2009 e il 31 dicembre 2018. Per disporre di una casistica simile a quelle arruolate negli studi sopra citati, gli autori hanno applicato specifici criteri di selezione. I casi raccolti sono stati suddivisi in base alla presenza o all’assenza di un recente episodio di peggioramento dell’insufficienza cardiaca. Quest’ultimo è stato definito come un quadro clinico che ha richiesto una visita in Pronto Soccorso o un ricovero in un reparto di degenza, dovuto allo scompenso cardiaco, nei 12 mesi precedenti. Sono state valutate caratteristiche ed evoluzione del quadro, compresi il rischio di decesso e la frequenza di ricovero. Dei 3867 malati con scompenso cardiaco a bassa frazione di eiezione inclusi nella ricerca, 2823 (73%) avevano avuto un peggioramento dell’insufficienza cardiaca nei 12 mesi precedenti. Rispetto a quelli che non avevano presentato episodi di questo tipo, i soggetti con peggioramenti appartenevano a etnie svantaggiate, avevano una frazione di eiezione più bassa, più malattie associate e più riscontri di alterata funzione del cuore raccolti con l’ecografia. Rispetto ai soggetti senza peggioramenti, in quelli che li avevano avuti si sono rilevate frequenze maggiori di decesso (rapporto di rischio 2.30; intervallo di confidenza al 95% 2.1-2.63), di ricovero per qualsiasi causa (rapporto di rischio 1.56; intervallo di confidenza al 95% 1.42-1.71) e di ricovero per scompenso cardiaco (rapporto di rischio 1.59; intervallo di confidenza al 95% 1.44-1.75). Il tutto nonostante la gestione dei casi più gravi fosse stata più aderente alle indicazioni delle Linee Guida.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che i risultati della loro ricerca hanno confermato che, nelle forme più avanzate di scompenso cardiaco con ridotta frazione di eiezione, gli episodi di peggioramento dell’insufficienza cardiaca sono frequenti, soprattutto negli stadi più avanzati della patologia. Poiché a tali quadri si associano alte frequenze di ricovero e di decesso, si sente la necessità di nuove cure per migliorarne la gestione.

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