Scompenso cardiaco e broncopneumopatie croniche ostruttive

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Scompenso cardiaco e broncopneumopatie croniche ostruttive

Uno studio eseguito in Italia ha valutato, nelle persone con gravi broncopneumopatie croniche ostruttive, la frequenza dello scompenso cardiaco e i problemi che si incontrano nel confermare la diagnosi di scompenso in questi casi. I risultati hanno indicato che la frequenza dello scompenso cardiaco associato alle broncopneumopatie croniche ostruttive è molto elevata e che la diagnosi può essere difficile da formulare.

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Le broncopneumopatie croniche ostruttive sono malattie dell’apparato respiratorio caratterizzate da un’ostruzione irreversibile delle vie aeree, che possono avere gravità variabile, anche in rapporto all’età e alla causa che le determina. A lungo termine la malattia provoca modificazioni strutturali dei bronchi, che riducono, anche marcatamente, l’efficienza della funzione respiratoria. I fattori di rischio più importanti per lo sviluppo della malattia sono la mancanza o la carenza di una molecola denominata alfa-1 antitripsina e il fumo di sigaretta. Circa il 75% delle persone affette da broncopneumopatia cronica ostruttiva, comunemente indicata con l’acronimo BPCO, presenta riacutizzazioni che sono caratterizzate da un peggioramento dei sintomi, in particolare della dispnea e della tosse. Quando le riacutizzazioni sono lievi o moderate possono comportare solo adeguamenti delle cure, mentre quando sono gravi richiedono il ricovero. La broncopneumopatia cronica ostruttiva si associa a patologie cardiovascolari metaboliche e quelle a carico di ossa e muscoli. In particolare, le malattie cardiovascolari sono presenti nel 20% dei casi e si stima che il 20% delle riacutizzazioni della broncopneumopatia cronica ostruttiva sia dovuto a uno scompenso cardiaco acuto. Tiné e colleghi hanno valutato: la frequenza dello scompenso cardiaco nei malati che sono afferiti al Pronto Soccorso con una diagnosi di riacutizzazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva, la coerenza fra la diagnosi formulata al Pronto Soccorso e quella fatta nel Reparto di Pneumologia e i fattori associati al rischio di decesso dopo le dimissioni dall’Ospedale. Sono stati analizzati in maniera retrospettiva 119 casi afferiti al Pronto Soccorso per una riacutizzazione dei sintomi respiratori e poi trasferiti nel Reparto di Pneumologia. Qui è stata formulata una delle seguenti diagnosi: sola riacutizzazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva, broncopneumopatia cronica ostruttiva associata a scompenso cardiaco e broncopneumopatia cronica ostruttiva associata ad altre malattie. I risultati hanno indicato che, presso il Reparto di Pneumologia, nel 40.3% dei casi è stata formulata una diagnosi di sola riacutizzazione di broncopneumopatia cronica ostruttiva, nel 40.3% di riacutizzazione di broncopneumopatia cronica ostruttiva con associato scompenso cardiaco e nel 19.4% di riacutizzazione di broncopneumopatia cronica ostruttiva associata ad altre patologie. La concordanza fra le diagnosi formulate al Pronto Soccorso e quelle del Reparto di Pneumologia c’è stata, rispettivamente per i tre quadri, nel 67%, nel 23% e nel 57% dei casi. Nel Reparto di Pneumologia è stato diagnosticato lo scompenso cardiaco nel 60% dei malati con la forma lieve di broncopneumopatia cronica ostruttiva, solo il 43% dei quali era stato individuato in Pronto Soccorso. Nelle persone con la forma più grave di BPCO, la frequenza dello scompenso è stata del 40% e tale condizione è stata individuata per la prima volta nel reparto di Pneumologia. I fattori associati al rischio più elevato di decesso sono stati: il non inserimento del malato in un programma di assistenza specifico per la broncopneumopatia cronica ostruttiva, la presenza dello scompenso cardiaco e un nuovo ricovero precoce per riacutizzazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che, nella loro casistica, lo scompenso cardiaco ha avuto una frequenza molto elevata in persone con riacutizzazione della broncopneumopatia cronica ostruttiva di qualsiasi livello di gravità e che tale malattia cardiovascolare era sfuggita a precedenti verifiche. Tale evidenza suggerirebbe che, nelle persone con broncopneumopatia cronica ostruttiva, si debba cercare sempre, con specifici approfondimenti, la presenza dello scompenso cardiaco.

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