Rivalutazione della frazione di eiezione ventricolare dopo un infarto del miocardio

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Rivalutazione della frazione di eiezione ventricolare dopo un infarto del miocardio

Uno studio eseguito in Canada ha valutato soggetti che avevano avuto un infarto del miocardio, in particolare per quanto riguarda la verifica della frazione di eiezione del ventricolo sinistro. I risultati hanno evidenziato che solo in un 30% dei casi tale controllo è stato eseguito entro i primi sei mesi, come raccomandato dalle Linee Guida.

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A una frazione di eiezione del ventricolo sinistro che si mantiene ridotta nel tempo, dopo un infarto del miocardio, si associa una prognosi peggiore e richiede cure di provata efficacia, per prevenire la morte cardiaca improvvisa o il progressivo instaurarsi di uno scompenso cardiaco. Per questo motivo le Linee Guida hanno raccomandato la rivalutazione della frazione di eiezione del ventricolo sinistro e la verifica della sua evoluzione per un periodo di sei mesi dopo un episodio di infarto del miocardio. Wilton e colleghi hanno eseguito uno studio per verificare l’aderenza alle Linee Guida relativamente a questo specifico aspetto. La ricerca ha coinvolto Centri Universitari e Ospedali locali dove erano stati eseguiti interventi di ricanalizzazione delle arterie coronarie. Sono stati arruolati malati che avevano avuto un infarto del miocardio, dopo il quale si era rilevata una frazione di eiezione del ventricolo sinistro inferiore o uguale al 45%, durante ricoveri avvenuti fra il gennaio 2018 e l’agosto 2019. Tutti questi soggetti sono stati seguiti per sei mesi e l’analisi dei dati è stata fatta fra il maggio 2020 e il settembre 2021. Le principali variabili considerate sono state: la registrazione di una rivalutazione della frazione di eiezione del ventricolo sinistro entro sei mesi dal ricovero per infarto e il riscontro della persistenza di una riduzione della frazione di eiezione del ventricolo sinistro. Per definire tale riduzione sono stati usati due criteri: frazione di eiezione del ventricolo sinistro inferiore o uguale al 40%, che richiedesse un ulteriore trattamento medico per lo scompenso cardiaco, o una frazione di eiezione del ventricolo sinistro inferiore o uguale al 35%, che richiedesse soluzioni con defibrillatore, in aggiunta alla terapia medica. Sono stati arruolati 501 malati di età media 63.3 ± 13.0 anni, per il 22.6% di sesso femminile. Di essi, 370, il 73.4%, avevano avuto un infarto del miocardio con elevazione del tratto ST e 454 (90.6%) erano stati sottoposti a un intervento di ricanalizzazione delle arterie coronarie durante il ricovero. La mediana della frazione di eiezione del ventricolo sinistro nella casistica complessiva è stata del 40% (34%-43%). Dei 458 soggetti (91.4%), che hanno completato il periodo di osservazione di sei mesi, 303 hanno avuto una rivalutazione della frazione di eiezione del ventricolo sinistro (66.2%; intervallo di confidenza al 95% 61.7%-70.5%) con un’ampia variabilità delle frequenze dei controlli tra un Centro e l’altro: dal 46.7% al 90.0% (chiquadro13 = 19.6; p=0.11). I malati seguiti dagli Ospedali locali hanno avuto una probabilità maggiore di essere sottoposti al controllo, rispetto a quelli seguiti negli Ospedali Universitari (73.6% rispetto a 63.2%; chiquadro1 = 4.50; p=0.03). Si è osservata una più elevata frequenza di controlli anche nei malati con una frazione di eiezione del ventricolo sinistro più ridotta al basale. La frazione di eiezione del ventricolo sinistro è migliorata durante il periodo di osservazione di una percentuale mediana assoluta dell’8% (3%-15%). D’altra parte, 103 soggetti (34.1%) hanno soddisfatto i criteri per la definizione di un’importante riduzione della frazione di eiezione del ventricolo sinistro, compresi 52 soggetti (17.2%) che avevano tale parametro inferiore o uguale al 35% e 51 (16.9%) che l’avevano compresa tra 35.1% e 40.0%.

Gli autori hanno concluso che, nella loro casistica, che presentava una riduzione almeno lieve della frazione di eiezione del ventricolo sinistro, un malato su tre non è stato sottoposto a una verifica di tale variabile entro i primi sei mesi successivi a un infarto. Per tale motivo, hanno raccomandato la diffusione di programmi per una gestione più attenta delle persone che hanno presentato infarto del miocardio.                                 

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