Gestione del rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

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Gestione del rischio cardiovascolare nelle persone con diabete

Uno studio eseguito in Italia ha valutato la gestione di malati con un elevato rischio cardiovascolare e con diabete a livello di medicina di base. I risultati hanno dimostrato che, in questo ambito, c’è un ampio margine di miglioramento.

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Nell’introduzione dell’articolo gli autori hanno ricordato che Linee Guida per la gestione del rischio cardiovascolare elevato nei diabetici furono pubblicate nel 2013, ma che, da allora, sono stati eseguiti numerosi studi che hanno raccolto importati evidenze. Le Linee Guida suggerivano di usare gli inibitori del co-trasportatore sodio-glucosio di tipo 2 nei casi di diabete con rischio cardiovascolare alto o molto alto, a prescindere dall’obiettivo della riduzione della glicemia. In seguito, la metformina, in uno studio su ampia casistica eseguito in Gran Bretagna, ha dimostrato di essere efficace nel prevenire le malattie cardiovascolari associate al diabete, ma evidenze raccolte successivamente hanno rimesso in discussione il ruolo di questo farmaco. Si è arrivati quindi all’indicazione di associare la metformina agli antidiabetici più recenti per facilitare il raggiungimento degli obiettivi di riduzione della glicemia, diminuendo, nel contempo, il rischio cardiovascolare. Queste le raccomandazioni basate sui risultati delle ricerche, ma come sono curati i diabetici con rischio cardiovascolare elevato a livello di medicina di base? Per verificarlo, Rottura e colleghi hanno eseguito uno studio retrospettivo, che ha previsto l’analisi delle cartelle cliniche di dieci Medici di Medicina Generale della provincia di Messina. In particolare, sono state raccolte informazioni relative a un totale di 13.206 assistiti, seguiti durante il periodo 2018-2020. I medici che hanno partecipato alla ricerca hanno raccolto dati relativi a caratteristiche demografiche, struttura fisica, abitudini di vita ed esiti di esami di laboratorio e strumentali, compresi quelli relativi alla pressione arteriosa e alle concentrazioni dei grassi nel sangue. Sono state raccolte informazioni anche sulle cure prescritte. La presenza del diabete è stata confermata per valori di glicemia ≥ 126 mg/dl. Dei 13.206 casi valutati, 1.851 (14%) avevano il diabete e 1.373 presentavano un rischio cardiovascolare alto o molto alto. Di questi ultimi soggetti, 1.158 (84.3%) avevano almeno una misurazione del colesterolo LDL e 808 (58.8%) hanno ricevuto la prescrizione di un farmaco ipolipemizzante. Tra i malati con rischio cardiovascolare alto o molto alto, quelli che hanno raggiunto l’obiettivo di riduzione del colesterolo LDL sono stati il 24% di quelli che hanno assunto ipolipemizzanti e il 10.3% di quelli non in cura con tali prodotti, con una differenza statisticamente significativa fra i due gruppi: p<0.001. Inoltre, nel 34.6% dei soggetti sottoposti a cure più aggressive per ridurre il colesterolo, si sono raggiunti livelli di colesterolo LDL più bassi di quello prefissato come obiettivo. Sempre facendo riferimento ai 1.373 casi con rischio cardiovascolare elevato o molto elevato, 958 (69.8%) avevano almeno una prescrizione di farmaci per il trattamento del diabete, ma più della metà di essi (52.0%) non era curata secondo le indicazioni delle Linee Guida.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che i risultati del loro studio hanno dimostrato la necessità urgente di migliorare, nella pratica clinica quotidiana, il trattamento delle persone con elevato rischio cardiovascolare associato a diabete.           

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