Minore rischio di decesso nelle persone con scompenso cardiaco acuto che assumevano betabloccanti al momento del ricovero

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Minore rischio di decesso nelle persone con scompenso cardiaco acuto che assumevano betabloccanti al momento del ricovero

Uno studio eseguito in Giappone ha valutato il rischio di decesso nelle persone con scompenso cardiaco acuto che erano state ricoverate in Ospedale. Fra i fattori associati a un minor rischio di decesso durante il ricovero c’è stata l’assunzione di betabloccanti al momento dell’accesso in Ospedale.

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Le Linee Guida raccomandano i betabloccanti per la cura dello scompenso cardiaco  con ridotta frazione di eiezione. Precedenti studi su ampie casistiche hanno fornito solide evidenze circa l’efficacia dei betabloccanti nel ridurre il rischio di decesso e la frequenza di ricovero delle persone con scompenso cardiaco cronico con ridotta frazione di eiezione. Secondo Tamaki e colleghi, un punto da chiarire era se essere in cura con i betabloccanti al momento dell’accesso all’Ospedale per uno scompenso cardiaco acuto determinasse una migliore evoluzione del quadro. Per questo motivo hanno valutato i fattori associati in maniera indipendente all’uso dei betabloccanti in occasione del ricovero e l’effetto di questi farmaci sul rischio di decesso. Sono stati utilizzati i dati di 3817 persone con scompenso cardiaco acuto inserite nel Registro dello Scompenso Cardiaco Congestizio di Kyoto. Al momento dell’accesso in Ospedale 1512 soggetti (39.7%) erano in cura con betabloccanti e 2305 (60.3%) non ricevevano tali farmaci. Tutti sono stati classificati secondo l’Indice dello Scompenso Cardiaco Acuto. I fattori associati all’assunzione dei betabloccanti al momento dell’accesso all’Ospedale sono stati: precedente ricovero per scompenso cardiaco, presenza nella storia del malato di infarto del miocardio, fibrillazione atriale o cardiomiopatia e velocità di filtrazione glomerulare inferiore a 30 ml/min per 1.73 m2. Fattori associati in maniera indipendente al non uso di betabloccanti sono stati: presenza concomitante di asma o di bronco-pneumopatia cronica ostruttiva, valori ridotti di Indice di Massa Corporea, demenza, età più avanzata e frazione di eiezione ventricolare inferiore al 40%. La probabilità di decesso dei malati che erano in cura con betabloccanti quando sono stati ricoverati è stata del 4.4%, rispetto al 7.6% di quelli che non li assumevano, con una differenza statisticamente significativa: p<0.001. Anche dopo aver applicato metodi statistici mirati a ridurre l’effetto di fattori confondenti, l’essere in cura con betabloccanti all’accesso in Ospedale è rimasto un fattore associato alla riduzione del rischio di decesso durante il ricovero: rapporto di probabilità 0.41; intervallo di confidenza al 95% 0.27-0.60 (p<0.001). Inoltre, l’uso dei betabloccanti ha mostrato una relazione stretta sia con il rischio di decesso da cause cardiovascolari, sia con quello dovuto a cause non cardiovascolari. L’effetto protettivo dei betabloccanti è risultato meno ampio nei soggetti che ne ricevevano dosi più elevate, mentre è stato più evidente per i malati che avevano avuto precedenti ricoveri per scompenso cardiaco, rispetto a quelli che non ne avevano avuto (p<0.004).                        

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, nella loro casistica di persone con scompenso cardiaco acuto, l’essere in trattamento con betabloccanti al momento dell’accesso in Ospedale si è associato a un minore rischio di decesso durante il ricovero.

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