La mancata aderenza alle cure cardiologiche peggiora gli esiti

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La mancata aderenza alle cure cardiologiche peggiora gli esiti

Il sito Medscape ha ripreso il contenuto di due articoli che hanno evidenziato i problemi creati dalla mancata aderenza alle cure in cardiologia. La cosa interessante è che tali problemi si sono presentati sia per aver assunto meno cure di quelle previste, sia per averne assunte di più.

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Una delle pubblicazioni citate nell’articolo del sito Medscape ha riportato una specifica analisi, di un importante studio clinico, che ha dimostrato come assumere più farmaci di quelli prescritti abbia influenzato negativamente gli esiti. Gli autori sono partiti dai dati dello studio clinico MASTER DAPT, che aveva valutato se un trattamento relativamente breve con due farmaci antiaggreganti, cioè che riducevano l’aggregazione delle piastrine, era in grado di prevenire eventi cardiovascolari maggiori, come l’infarto, in persone a rischio di emorragia. Il tipo di cura somministrata si proponeva anche di ridurre il rischio di eventi indesiderati. Il MASTER DAPT ha previsto un confronto tra tale approccio e un trattamento antiaggregante standard somministrato per altri due mesi, seguito da un intervento di ricanalizzazione con posizionamento di stent. I risultati principali del MASTER DAPT hanno dimostrato che la cura abbreviata con i due antiaggreganti non era meno efficace dell’altro approccio, ma determinava una minore frequenza di sanguinamenti, nei soggetti senza una specifica indicazione per una terapia anticoagulante. Nel sottogruppo che questa indicazione l’aveva non ci sono stati benefici in termini di riduzione dei sanguinamenti. Quando però i risultati del MASTER DAPT sono stati riesaminati considerando l’aderenza alle cure, si è osservato che i benefici del trattamento più breve erano stati sottostimati. Era successo che, rispetto a una frequenza del 9.4% di non aderenza alle terapie prescritte rilevata nel gruppo della cura standard, in quello che aveva ricevuto il trattamento breve più del 20% delle persone non aveva interrotto la terapia dopo un mese, ma l’aveva continuata, quindi finendo per assumere un trattamento simile a quello del gruppo di confronto. Nell’articolo di Medscape sono stati riportati i commenti di vari esperti che hanno sottolineato come, nell’interpretare i risultati delle ricerche cliniche e nell’applicarli alla pratica quotidiana, bisogna tener conto del livello di aderenza ai trattamenti registrato negli studi stessi. L’altra ricerca citata nell’articolo del sito Medscape, denominata ISCHEMIA, aveva confrontato, in persone con malattia coronarica e angina, gli esiti di un intervento di ricanalizzazione seguito da cure mediche basate sulle Linee Guida, con quelli di un approccio basato sulle sole cure mediche, sempre seguendo le Linee Guida. Usando un questionario specifico per misurare i sintomi dell’angina, si è rilevato che i malati aderenti alle terapie avevano un punteggio migliore rispetto a quelli non aderenti e la frequenza di non aderenza è stata del 27.8%. Il vantaggio fornito da una corretta aderenza c’è stato sia nei soggetti nei quali era stato eseguito anche l’intervento di ricanalizzazione, sia in quelli che avevano ricevuto solo le terapie mediche. In un editoriale pubblicato nel Journal of the American College of Cardiology (JACC; Giornale del Collegio Americano di Cardiologia), anch’esso ripreso nell’articolo del sito Medscape, si è sottolineato che la mancata aderenza alle cure può avere conseguenze molto negative nelle persone con malattie cardiovascolari e che i medici dovrebbero giocare un ruolo più incisivo nel limitare tale problema.

Le moderne cure cardiologiche sono in grado di migliorare sensibilmente la sopravvivenza, la funzionalità fisica dei malati, il loro benessere generale e la loro qualità di vita, ma solo se vengono assunte secondo le prescrizioni.                              

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