Fattori associati alle complicanze dell’applicazione del pacemaker

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Fattori associati alle complicanze dell’applicazione del pacemaker

Uno studio eseguito negli Stati Uniti ha analizzato, su un’ampia casistica, i fattori che si associano alle complicanze dell’applicazione del pacemaker. I risultati hanno evidenziato vari fattori che condizionano negativamente l’evoluzione del quadro nelle persone che ricevono il pacemaker, fra i quali c’è lo scompenso cardiaco cronico congestizio.   

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Con il termine pacemaker in cardiologia si indica un dispositivo, alimentato a batterie, che, grazie a un elettrodo, impiantato nella cavità dell’atrio o in quella del ventricolo o in entrambe le cavità, trasmette impulsi elettrici che hanno lo scopo di dare regolarità alla frequenza cardiaca. Il pacemaker si applica in persone che hanno malattie che alterano la produzione o la trasmissione degli stimoli di contrazione propri del muscolo cardiaco. Negli Stati Uniti l’impianto dei pacemaker negli ultimi decenni ha avuto un continuo aumento, come conseguenza dell’invecchiamento della popolazione. Con l’aumentare dell’età, infatti, aumenta incidenza di malattie che richiedono l’applicazione del dispositivo. Kichloo e colleghi hanno analizzato un’ampia casistica, per definire i fattori che aumentano il rischio di complicanze e di decesso nelle persone ricoverate per l’applicazione del pacemaker. Si è trattato dell’analisi retrospettiva di un archivio di dati denominato National Inpatient Sample (in italiano campione nazionale dei ricoverati), che ha permesso di identificare i soggetti che erano stati sottoposti all’impianto del dispositivo. Questo è stato identificato in base alla classificazione internazionale delle malattie, decima revisione, codici di modificazione clinica. Per individuare i fattori indicativi, indipendentemente da altre condizioni, del rischio di complicanze e di decesso, si è usato un metodo statistico denominato analisi multivariata della regressione logistica. Sono stati analizzati 242.980 casi di ricovero per impianto di pacemaker eseguiti fra il 2016 e il 2017. Le malattie che più spesso hanno richiesto tale intervento sono stati: la sick sinus syndrome, in italiano malattia seno-atriale (27.60%), il blocco atrioventricolare completo (21.57%) e il blocco atrioventricolare di secondo grado (7.83%). La frequenza delle complicanze dell’impianto del pacemaker è stata del 3.36%, quella dei problemi meccanici del dispositivo elettronico è stata dell’1.84% e quella di decesso dell’1.05%. Fra i fattori ai quali è stato associato il rischio di decesso, per i soggetti ricoverati per l’impianto del dispositivo, ci sono stati: malattia cronica di fegato, malnutrizione per carenza di proteine, scompenso cardiaco cronico congestizio, anemia e presenza di tumori nella storia del malato. La malattia cronica di fegato si è associata al maggior rischio di decesso (rapporto di probabilità compensato 5.76; intervallo di confidenza al 95% 4.46-7.44; p<0.001). La presenza concomitante di anemia è il fattore che ha mostrato la relazione più stretta, da un punto di vista statistico, con complicanze successive all’impianto (rapporto di probabilità compensato 3.17; intervallo di confidenza al 95% 2.81-3.58; p<0.001).

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che la presenza di malattia cronica di fegato o anemia o scompenso cardiaco cronico congestizio si associa a un maggiore rischio di risultati negativi dell’impianto del pacemaker.    

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