Depressione, neoplasie e altre malattie che si associano allo scompenso cardiaco cronico

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Depressione, neoplasie e altre malattie che si associano allo scompenso cardiaco cronico

Questo aggiornamento riguarda alcune malattie che, secondo quanto riportato nelle Linee Guida Europee sullo scompenso cardiaco, pubblicate dalla Società Europea di Cardiologia (European Society of Cardiology: ESC), si possono associare, con relativa frequenza, allo scompenso cardiaco cronico: dalla depressione alle neoplasie, dall’artrite alle disfunzioni dell’erezione.

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Depressione

Si osserva nel 20% dei malati con scompenso cardiaco e in metà di questi soggetti è grave. È più frequente nelle femmine ed è associata a quadro clinico e prognosi peggiori per lo scompenso. Per questi motivi le Linee Guida hanno raccomandato di eseguire con strumenti specifici, in tutti i soggetti con scompenso cardiaco cronico, una verifica della presenza della depressione. In particolare, si consiglia l’impiego del questionario della depressione di Beck o della scala cardiaca della depressione. Riguardo alla cura, il documento ha segnalato che non c’è consenso circa uno specifico approccio. Supporti psico-sociali possono migliorare i sintomi, ma non hanno effetti sulla prognosi. I farmaci denominati inibitori della ricaptazione della serotonina hanno dimostrato di ridurre i sintomi, ma ricerche eseguite in soggetti con scompenso cardiaco e depressione non hanno rilevato miglioramenti significativi rispetto al placebo. Da notare che, in tali ricerche, sono migliorati anche i malati che avevano ricevuto il placebo Ciò conferma l’effetto positivo che può avere anche solo un più stretto monitoraggio del problema. Nella cura della depressione delle persone con scompenso sono stati ben tollerati escitalopram e sertralina, mentre dovrebbero essere evitati gli antidepressivi triciclici, perché possono provocare riduzione della pressione arteriosa e aritmie.

Neoplasie

L’associazione tra scompenso cardiaco e cancro deriva dagli effetti sulla funzione cardiaca delle stesse neoplasie o dei loro trattamenti, in soggetti che hanno già malattie cardiovascolari o fattori di rischio per lo sviluppo delle stesse. Varie cure antitumorali possono provocare scompenso cardiaco direttamente, in quanto sono cardiotossiche, cioè danneggiano il cuore, o indirettamente perché provocano: miocarditi, ischemie, ipertensione, aritmie o alterazioni delle valvole cardiache. Lo scompenso cardiaco cronico, a sua volta, può condizionare l’evoluzione dei tumori, se impedisce di somministrare le cure più efficaci. Alcune evidenze epidemiologiche e sperimentali suggerirebbero un’ulteriore associazione riferita all’aumento dell’incidenza del cancro nei malati con scompenso cardiaco. Nelle Linee Guida si specifica che la prevenzione dello scompenso cardiaco nelle persone da sottoporre a cure antitumorali potenzialmente cardiotossiche richiede una dettagliata valutazione e un’attenta gestione prima, durante e dopo la somministrazione delle terapie. I rischi vanno valutati secondo un protocollo specifico. Una frazione di eiezione ventricolare inferiore al 50% costituisce un ulteriore fattore da considerare nei casi ad alto rischio e, per quelli a medio rischio, si controllano le concentrazioni nel sangue dei peptidi natriuretici e della troponina. Nelle persone in cura con farmaci cardiotossici si dovrebbe verificare nel tempo la funzione sistolica con l’ecocardiografia. Se con tale esame si rileva la comparsa di una disfunzione del ventricolo sinistro nel corso della sistole, si dovrebbe rivalutare l’opportunità di somministrare la chemioterapia antitumorale e si dovrebbe iniziare la somministrazione di un ACE-inibitore e di un betabloccante. Frequenza e tipo di controlli da eseguire vanno programmati in base ai trattamenti previsti per la cura del cancro e anche le persone guarite dalle neoplasie, ma che hanno assunto terapie dannose per il cuore, devono essere periodicamente ricontrollate, perché potrebbero sviluppare uno scompenso cardiaco anche diversi anni dopo.

Artrite

E’ di riscontro abbastanza frequente nelle persone con scompenso cardiaco ed è anche una causa di assunzione di farmaci antiinfiammatori non steroidei. Questi prodotti sono controindicati in chi ha, di base, uno scompenso cardiaco cronico, perché possono indurre uno scompenso acuto. L’artrite reumatoide è associata a un aumento di 2 o 3 volte del rischio di scompenso cardiaco, anche in maniera indipendente dalla presenza di problemi ischemici a carico del cuore e ciò suggerirebbe una qualche relazione in termini di fisiopatologia tra le due malattie. Nelle persone con scompenso cardiaco cronico non è stata studiata in maniera specifica la tollerabilità dei farmaci modificanti la malattia, impiegati nella cura dell’artrite reumatoide. Dosi elevate di farmaci anti-fattore di necrosi tumorale alfa (anti-TNFα) si sono associate a peggioramenti del quadro dello scompenso in alcune delle ricerche eseguite e quindi devono essere usate con cautela. Lo stesso problema non si è osservato con dosi più basse degli stessi prodotti.

Disfunzione erettile

E’ un problema rilevante nei maschi con scompenso cardiaco, per la sua associazione con fattori di rischio cardiovascolare, con malattie associate come il diabete, con abitudini di vita come la sedentarietà e con trattamenti farmacologici. Se nella popolazione generale si stima una frequenza di disfunzioni dell’erezione del 50% dai 60 anni in su, nei soggetti con malattie cardiovascolari essa supera l’80%. Le Linee Guida hanno raccomandato di valutarne la presenza nel corso dell’anamnesi, ponendo domande anche su altri fattori che possono esserne all’origine. Vari tipi di farmaci impiegati per la cura delle malattie cardiovascolari possono favorire la comparsa di disfunzione dell’erezione, ma molte di queste associazioni non sono state chiarite. Per la cura della disfunzione dell’erezione le Linee Guida hanno segnalato che gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 sono in generale efficaci e ben tollerati, senza evidenze che abbiano dimostrato il vantaggio di uno di questi farmaci rispetto agli altri simili. Hanno aggiunto però che gli inibitori della fosfodiesterasi di tipo 5 non dovrebbero essere assunti da malati che ricevano nitrati e che questi ultimi non dovrebbero essere somministrati a soggetti che abbiano assunto sildenafil o vardenafil nelle 24 ore precedenti o tadalafil nelle 48 ore precedenti.

Lo scompenso cardiaco cronico è una malattia complessa di per sé, ma a esso si possono associare vari altri quadri patologici. Tali malattie o le loro cure, quando presenti, richiedono una gestione ancora più attenta da parte di specialisti competenti.

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