Effetti a lungo termine dell’infezione da COVID-19 sull’apparato cardiovascolare

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Effetti a lungo termine dell’infezione da COVID-19 sull’apparato cardiovascolare

Specialisti statunitensi hanno eseguito uno studio per valutare gli effetti a lungo termine dell’infezione acuta da COVID-19 sull’apparato cardiovascolare. I risultati hanno indicato che, a distanza di un anno dall’infezione, c’è un aumento del rischio di comparsa di malattie cardiovascolari.

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Le conseguenze delle forme acute gravi di infezione delle vie respiratorie da COVID-19 possono coinvolgere diversi organi e apparati, tra i quali il sistema cardiovascolare. Pochi studi hanno valutato in particolare gli esiti a lungo termine del coinvolgimento di tale sistema e le ricerche hanno seguito per lo più persone ricoverate, hanno coperto periodi brevi e hanno considerato solo alcuni possibili esiti a carico di cuore e vasi. Non era invece disponibile una verifica a dodici mesi che considerasse tutte le possibili conseguenze dell’infezione da COVID-19 a carico dell’apparato cardiovascolare. Per tale motivo, Xie e colleghi hanno analizzato una casistica di 153.760 soggetti che avevano avuto l’infezione da COVID-19, confrontandoli con due gruppi di controllo, rispettivamente di 5.637.647 e di 5.859.411, per definire le frequenze di sviluppo, a un anno dall’infezione, di una serie di malattie cerebrovascolari e cardiovascolari: ictus, aritmie, malattie cardiache su base ischemica e non ischemica, pericarditi, miocarditi, scompenso cardiaco e malattie da trombi o da emboli. Nello specifico, chi era sopravvissuto ai primi trenta giorni dell’infezione acuta da COVID-19 ha avuto un rischio aumentato di ictus a dodici mesi, con un rapporto di rischio di 1.52 (1.43-1.62). La probabilità di presentare un’ischemia cerebrale transitoria è stata quantificata con un rapporto di rischio di 1.49 (1.37-1.62). Tra le aritmie, il rapporto di rischio di sviluppo di fibrillazione atriale è stato di 1.71 (1.64-1.79). Il rapporto di rischio di presentare una cardiopatia ischemica è stato di 1.72 e relativo all’infarto del miocardio è stato di 1.63. Infine, la probabilità di comparsa dello scompenso cardiaco è stata quantificata con un rapporto di rischio di 1.72 (1.65-1.80).   La probabilità di sviluppo delle malattie cerebrovascolari e cardiovascolari sopra riportate è aumentata in maniera proporzionale in relazione all’ambito clinico nel quale l’infezione era stata trattata: da un rischio più  contenuto per chi era stato gestito a domicilio, a uno più elevato per le persone seguite in un normale reparto di degenza, a un rischio massimo per chi era stato ricoverato in terapia intensiva.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che il carico costituito dalle malattie cardiovascolari, nelle persone sopravvissute all’infezione da COVID-19, è rilevante. Tali evidenze suggeriscono di dedicare molta attenzione allo sviluppo di malattie cardiovascolari nei soggetti guariti dopo un episodio acuto di infezione da COVID-19.           

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