Conta dei leucociti e scompenso cardiaco in persone con diabete e malattia coronarica

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Conta dei leucociti e scompenso cardiaco in persone con diabete e malattia coronarica

Uno studio eseguito in Giappone ha valutato il ruolo della conta dei globuli bianchi nel predire lo scompenso cardiaco e altre patologie cardiovascolari in persone con diabete di tipo 2 e malattia coronarica.

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Kawabe e colleghi hanno eseguito uno studio retrospettivo basato sui dati raccolti in un Registro. La ricerca ha arruolato soggetti con diabete di tipo 2 e malattia coronarica confermata da coronarografia, seguiti in 70 ospedali universitari giapponesi fra il 2005 e il 2015. È risultato selezionabile per lo studio un totale di 7608 casi, per il 28.2% di sesso femminile e di età media 68 ± 10 anni. In tale casistica la mediana e la media della durata del periodo di osservazione sono state, rispettivamente, 33 (16.5-66.1 mesi) e 44.3 ± 32.7 mesi. La variabile primaria della ricerca è stata la frequenza di casi di scompenso cardiaco che hanno richiesto il ricovero. Tra le variabili secondarie ci sono state le frequenze di infarto del miocardio, di ictus e di decesso da qualsiasi causa. La relazione fra il numero dei globuli bianchi al basale e ciascuna variabile è stata determinata con specifici metodi statistici. Durante il periodo di osservazione 880 persone sono state ricoverate per scompenso cardiaco. I soggetti con un numero di globuli bianchi maggiore o uguale a 7700 cellule/microlitro hanno avuto una frequenza di sopravvivenza libera da eventi dovuti allo scompenso cardiaco significativamente (p<0.001) più bassa. In particolare sono stati calcolati i rapporti di rischio per eventi correlati allo scompenso cardiaco che hanno richiesto il ricovero per ciascun sottogruppo definito in base alla conta leucocitaria. Rispetto al sottogruppo con il numero più basso di globuli bianchi i rapporti di rischio sono stati: 1.0 per chi aveva meno di 5300 cellule/microlitro, 1.20 (intervallo di confidenza al 95% 0.96-1.5; p=0.1) per il sottogruppo con un numero di globuli bianchi compreso fra 5300 e meno di 6400 cellule/microlitro, 1.34 (intervallo di confidenza al 95% 1.08-1.67; p=0.009) per il sottogruppo con un numero di globuli bianchi compreso tra 6400 e meno di 7700 cellule/microlitro e 1.62 (intervallo di confidenza al 95% 1.31-2.0; p<0.001) per il sottogruppo con un numero di globuli bianchi di 7700 o più cellule/microlitro. Risultati simili sono stati ottenuti per il rischio di infarto del miocardio e per quello di decesso, mentre non si sono rilevate differenze significative fra i sottogruppi circa la probabilità di comparsa di ictus. Infine, il sottogruppo con la conta più elevata di leucociti (7700 o più cellule/microlitro) ha avuto una sopravvivenza libera da eventi cardiovascolari maggiori significativamente più bassa (p<0.0001).

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che la conta dei globuli bianchi, un esame facile da eseguire e ripetibile spesso, permette di prevedere il ricovero per scompenso cardiaco ed è correlato al rischio di decesso per qualsiasi causa e a quello di infarto, ma non a quello di ictus, nelle persone con diabete di tipo 2 e malattia coronarica confermata.       

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