Concentrazioni elevate di sodio e rischio di scompenso cardiaco

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Concentrazioni elevate di sodio e rischio di scompenso cardiaco

Uno studio eseguito negli Stati Uniti ha valutato la relazione fra concentrazioni elevate di sodio nel sangue e rischio di sviluppo di scompenso cardiaco cronico. I risultati hanno indicato che, chi nel corso della mezza età ha livelli di sodio superiori a 142 mmol/L, ha a un rischio maggiore di sviluppare successivamente uno scompenso cardiaco.

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Lo scompenso cardiaco è un problema rilevante di Sanità pubblica, in particolare nei Paesi più sviluppati, nei quali si associa al progressivo invecchiamento della popolazione. Negli Stati Uniti, secondo la stima dell’American Heart Association (associazione americana del cuore), nel 2021 c’erano 6 milioni di adulti affetti da questa malattia e si ritiene che, nel Mondo, ce ne siano oltre 64 milioni. Per quanto riguarda i costi, lo scompenso cardiaco, a causa di ricoveri, controlli e visite ambulatoriali, genera una spesa sanitaria di oltre 39 miliardi di dollari all’anno. La frequenza di comparsa della patologia aumenta rapidamente con l’età e la maggior parte dei casi diagnosticati negli Stati Uniti e in Europa si sviluppa dopo i 65 anni. Sulla base di queste premesse, Dmitrieva e colleghi hanno segnalato l’importanza di definire segni e sintomi di allarme, che possano individuare precocemente lo scompenso cardiaco o i meccanismi che lo provocano.

Studi eseguiti su modelli animali hanno rilevato che una modesta riduzione a lungo termine dell’introito di acqua determina un aumento di concentrazione di sodio nel sangue di 5 mmol/L e ciò provoca, a sua volta, una serie di alterazioni a carico dell’apparato cardiovascolare, che favoriscono anche la comparsa di scompenso cardiaco. L’intervallo normale di concentrazione del sodio nel sangue nei soggetti sani, varia tra 135 e 146 mmol/L e vari meccanismi contribuiscono a regolare il livello di questo parametro. L’aumentata concentrazione di sodio nel sangue stimola da una parte la sete, per favorire la maggiore introduzione di acqua, dall’altra la secrezione di vasopressina e l’attivazione del sistema renina-angiotensina, che influenzano la funzione del cuore e dei vasi. Dmitrieva e colleghi hanno verificato se ci fosse una relazione tra la presenza di una ridotta idratazione, con incremento della concentrazione di sodio nel sangue, da una parte e, dall’altra, un’aumentata probabilità di sviluppo di scompenso cardiaco. Per farlo, hanno utilizzato i dati di uno studio denominato ARIC che ha arruolato 15.792 adulti, di età compresa fra 45 e 66 anni, di ambo i sessi, sia bianchi che neri. L’osservazione di tali persone è iniziata nel 1987-89 e ha previsto 4 visite negli anni successivi, l’ultima delle quali fatta tra il 2011 e il 2013. Inoltre, tutti i partecipanti sono stati contattati ogni anno per raccogliere informazioni sui ricoveri e su altri aspetti della loro salute. Da tale casistica generale sono stati estratti i dati di 11.814 soggetti che, all’arruolamento, non avevano specifiche alterazioni della regolazione del bilancio dell’acqua, non erano obese, non presentavano scompenso cardiaco, non erano diabetiche e avevano una concentrazione di sodio nel sangue normale, cioè compresa fra 135 e 146 mmol/L. Con una specifica analisi statistica si è rilevato che il rischio di sviluppare scompenso cardiaco è aumentato del 39% (rapporto di rischio 1.39; intervallo di confidenza al 95% 1.14-1.70) nei casi che avevano avuto, nel corso della mezza età, una concentrazione di sodio nel sangue superiore a 143 mmol/L, corrispondente a una carenza di acqua nell’organismo dell’1%. Un’analisi retrospettiva specifica è stata eseguita sulle 4.961 persone di età compresa fra 70 e 90 anni sottoposte a una quinta visita di controllo. Tale analisi ha dimostrato che, quelli di loro che nel corso del mezza età avevano avuto una concentrazione di sodio nel sangue compresa fra 142.5 e 143 mmol/L avevano, tra i 70 e i 90 anni, una probabilità aumentata del 62% di ricevere una diagnosi di ipertrofia del ventricolo sinistro (rapporto di probabilità 1.62; intervallo di confidenza al 95% 1.03-2.55). Per quelli nei quali la concentrazione di sodio nel sangue era stata superiore a 143 mmol/L, la probabilità di comparsa dell’ipertrofia del ventricolo sinistro era aumentata di 107 volte (rapporto di probabilità 2.07; intervallo di confidenza al 95% 1.30-3.28) e quella di sviluppo dello scompenso cardiaco del 54% (rapporto di probabilità 1.54; intervallo di confidenza al 95% 1.06-2.23). Secondo gli autori tali risultati hanno dimostrato che livelli di concentrazione di sodio nel sangue ai limiti superiori dell’intervallo di normalità nel corso della mezza età aumentano la probabilità di sviluppare scompenso cardiaco e ipertrofia del ventricolo sinistro tra i 70 e i 90 anni.

Nelle conclusioni Dmitrieva e colleghi hanno sottolineato che le persone di mezza età con un valore superiore a 142 mmol/L di concentrazione di sodio nel sangue sono a rischio di presentare ipertrofia del ventricolo sinistro e scompenso cardiaco in età più avanzata. Hanno anche segnalato che mantenere un adeguato contenuto di acqua nell’organismo in tutto il corso della vita rallenta il peggioramento della funzione cardiaca legato all’età e riduce la probabilità si sviluppare lo scompenso cardiaco.   

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