Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva e scompenso cardiaco

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Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva e scompenso cardiaco

Un gruppo di specialisti italiani ha valutato l’incidenza dello scompenso cardiaco in malati afferiti al Pronto Soccorso con riacutizzazioni della Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva. I risultati hanno evidenziato che in questi casi lo scompenso cardiaco è molto frequente ed è difficile da diagnosticare.

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La definizione Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva (BPCO) si riferisce a malattie croniche a carico dei polmoni e dei bronchi, che provocano sintomi di vario tipo: dalla tosse persistente alla dispnea, dalla produzione eccessiva di catarro al dolore alla deglutizione. Tra i fattori che ne favoriscono la comparsa ci sono il fumo di sigaretta e la carenza di un enzima denominato alfa-1 antitripsina. Circa il 75% dei malati con BPCO, nell’arco di dieci anni, può andare incontro a fasi nelle quali i sintomi peggiorano e tali quadri sono definiti riacutizzazioni. La frequenza delle riacutizzazioni varia da 0.8 per anno a 3.8 per anno nelle forme moderate di BPCO e da 0.15 a 0.25 in quelle gravi. Inoltre, la BPCO è considerata parte di quadri clinici più complessi, nei quali si associano varie malattie di frequente riscontro in persone che fumano, che sono avanti in età e che sono sedentarie. Tinè e colleghi hanno eseguito uno studio per valutare l’incidenza dello scompenso cardiaco in soggetti afferiti al Pronto Soccorso per una riacutizzazione della BPCO. Hanno anche verificato la concordanza fra le diagnosi formulate al Pronto Soccorso e quelle fatte nel reparto di pneumologia e hanno indagato i fattori che aumentavano il rischio di decesso in questi casi, dopo le dimissioni dall’Ospedale. Si è proceduto a una revisione retrospettiva delle cartelle cliniche di 119 malati che, dopo un accesso al Pronto Soccorso, sono stati trasferiti nel reparto di degenza, dove hanno ricevuto una delle seguenti diagnosi: riacutizzazione della BPCO, riacutizzazione della BPCO e scompenso cardiaco e riacutizzazione della BPCO e altra malattia. In questo modo è stato possibile porre a confronto le diagnosi formulate al Pronto Soccorso con quelle del reparto di pneumologia. In reparto il 40.3% dei casi ha ricevuto la diagnosi di riacutizzazione della BPCO, il 40.3% di riacutizzazione della BPCO associata a scompenso cardiaco e il 19.4% di riacutizzazione della BPCO associata ad altra malattia. La concordanza tra queste diagnosi e quelle del Pronto Soccorso è stata del 67% per la prima, del 23% per la seconda e del 57% per la terza. In base a un sistema di classificazione usato per la BPCO, si è osservato che il 60% delle persone con la classificazione GOLD 1 aveva lo scompenso cardiaco e, tra questi casi, solo il 43% aveva ricevuto la diagnosi corretta al Pronto Soccorso. Dei soggetti con la classificazione GOLD 4, la più grave, il 40% aveva lo scompenso cardiaco e in nessun caso la diagnosi era stata formulata al Pronto Soccorso. I fattori associati con un maggior rischio di decesso dopo le dimissioni dall’Ospedale sono stati: mancata inclusione in un programma di controlli specifico per la BPCO, presenza di scompenso cardiaco e nuovo ricovero per riacutizzazione della BPCO.

Nelle conclusioni gli autori hanno evidenziato che, nei malati con BPCO in qualsiasi stadio che afferiscono al Pronto Soccorso per una riacutizzazione del quadro, lo scompenso cardiaco è molto frequente ed è difficile da diagnosticare. La mancata inclusione in un programma di controlli per la BPCO aumenta il rischio di esiti negativi.            

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