L’auto-aiuto nella gestione dello scompenso cardiaco

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L’auto-aiuto nella gestione dello scompenso cardiaco

Le Linee Guida statunitensi sullo scompenso cardiaco, pubblicate in maniera congiunta da tre Società Scientifiche, hanno proposto raccomandazioni circa i supporti da fornire alla persona che ne è affetta, per aiutarla a svolgere il suo ruolo nella gestione della malattia.

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Per auto-aiuto si intende il ruolo che il malato stesso può svolgere nella gestione della patologia dalla quale è affetto. Nel documento si spiega, innanzitutto, che tipo di supporto devono ricevere i malati con scompenso cardiaco  per imparare a gestire al meglio la malattia. Data la complessità di quest’ultima, è opportuno che ci sia un coordinamento dei servizi sanitario e sociale per formare un gruppo multidisciplinare che supporterà il soggetto. Esso deve includere: cardiologo, infermiere, farmacista, dietista, psicologo, assistente sociale, medico di medicina generale ed eventuali specialisti competenti in malattie dalle quali il singolo individuo può essere affetto. Tra gli aspetti chiave della gestione della malattia da parte del paziente, c’è quello dell’aderenza alle cure secondo le prescrizioni e del mantenimento di abitudini di vita che migliorino l’andamento della patologia o ne prevengano il peggioramento. Tra queste ultime sono importanti la riduzione del sale nella dieta, il mantenimento di un livello di esercizio fisico compatibile con la funzionalità generale dell’organismo e il ricevere le vaccinazioni raccomandate. Un’altra componente essenziale della gestione dello scompenso da parte del malato è l’attenzione da porre ai segni e ai sintomi indicativi del peggioramento del quadro clinico. Il gruppo multidisciplinare sopra definito deve spiegare al malato come individuarli e riconoscerli e cosa fare quando compaiono. Per ottimizzare le capacità delle persone affette dalla malattia di gestirla sotto tutti questi punti di vista, non è sufficiente che venga detto loro cosa fare, ma bisogna verificare nel tempo la loro reale capacità di occuparsi dei diversi aspetti, anche superando eventuali barriere che essi dovessero incontrare. A supporto delle raccomandazioni formulate, nelle Linee Guida si riportano i risultati di studi nei quali sono state messe in atto specifiche strategie per supportare i malati nella gestione della patologia. Varie metanalisi hanno dimostrato che l’aiuto fornito da un gruppo multidisciplinare ha ridotto i ricoveri in Ospedale e la frequenza di decessi da qualsiasi causa. Altri studi dello stesso tipo hanno osservato che, potenziando la capacità delle persone affette da scompenso cardiaco cronico di gestire la malattia, oltre a migliorare i suddetti parametri si ottiene un effetto positivo sulla qualità della vita. Tra gli approcci che aiutano i malati ci sono contatti telefonici periodici, opportunamente organizzati. Le ricerche hanno evidenziato che vari aspetti sanitari e sociali sono associati alla ridotta capacità di gestire la malattia da parte del malato ed è per questo che il supporto deve essere ampio e personalizzato secondo le necessità del singolo.

È impossibile gestire una malattia complessa come lo scompenso cardiaco cronico senza coinvolgere attivamente il malato. Questo però, per fare adeguatamente la sua parte, deve essere preparato e seguito da personale dedicato.

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