Attività fisica misurata con l’actigrafo e scompenso cardiaco

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Attività fisica misurata con l’actigrafo e scompenso cardiaco

Uno studio eseguito in Gran Bretagna ha valutato, su un’ampia casistica la relazione tra l’attività fisica misurata con un dispositivo e la frequenza di nuovi casi di scompenso cardiaco. I risultati hanno indicato che l’attività fisica misurata con un dispositivo, specie se di intensità moderata, si è associata a una ridotta probabilità di comparsa dello scompenso cardiaco.

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Nell’introduzione dell’articolo che ha riportato i risultati dello studio si segnala che varie ricerche hanno misurato la quantità di attività fisica svolta ponendola in relazione con il rischio di comparsa di eventi cardiovascolari acuti, ma non di scompenso cardiaco cronico. Una metanalisi pubblicata nel 2016 su 36 studi prospettici, su più di 3 milioni di partecipanti, ha riportato che l’adesione alle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sullo svolgimento di un’attività fisica da moderata a vigorosa per 150 minuti alla settimana si è associato, in generale, a una riduzione del rischio cardiovascolare del 21%. Data la carenza di dati sul rapporto tra esercizio e scompenso cardiaco, Ho e colleghi hanno verificato l’effetto della quantità di attività fisica misurata con un dispositivo specifico sullo sviluppo di questa patologia. Hanno eseguito uno studio prospettico di popolazione su 94.739 soggetti che aderivano al progetto della Biobanca britannica. Dal 2013 al 2015 in tutti questi individui, che non erano affetti da scompenso cardiaco e non avevano avuto infarto del miocardio, è stata registrata la durata dell’attività fisica con un actigrafo. Lo stesso strumento ne ha misurato l’intensità, che è stata classificata in leggera, moderata o intensa. La comparsa di nuovi casi di scompenso cardiaco è stata definita in base ai dati contenuti nelle cartelle dei malati ricoverati negli ospedali e a quelli dei decessi. Sono state applicate specifiche analisi statistiche per cercare le relazioni, compensando i risultati in base alle caratteristiche sociali e demografiche dei soggetti e alle loro abitudini di vita. L’incidenza complessiva dello scompenso cardiaco è stata di 98.5 per 1000 soggetti-anno, su un periodo mediano di osservazione di 6.1 anni. Rispetto ai soggetti che non avevano avuto un livello di attività fisica da lieve a moderato, quelli che avevano eseguito da 150 a 300 minuti per settimana di esercizio moderato e quelli che avevano eseguito da 75 a 150 minuti per settimana di attività intensa hanno avuto una riduzione rispettivamente del 63% (rapporto di rischio 0.37; intervallo di confidenza al 95% 0.34-0.41) e del 66% (rapporto di rischio 0.34; intervallo di confidenza al 95% 0.25-0.46) della probabilità di sviluppare uno scompenso cardiaco. L’associazione tra attività fisica vigorosa e minore probabilità di comparsa dello scompenso cardiaco è stata definita da una curva di relazione che ha indicato, potenzialmente, una progressiva riduzione del rischio a partire da una durata dell’esercizio di 150 minuti per settimana.

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che l’attività fisica misurata con un dispositivo, soprattutto se di intensità moderata, si è associata a una riduzione del rischio di sviluppo di scompenso cardiaco. Secondo Ho e colleghi, deve essere incoraggiata l’adesione alle raccomandazioni formulate dalla Linee Guida riguardo all’attività fisica.            

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