Apnea ostruttiva del sonno e malattie cardiovascolari

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Apnea ostruttiva del sonno e malattie cardiovascolari

L’Associazione Americana del Cuore (American Heart Association: AHA), una delle più prestigiose Società Scientifiche in questo campo della medicina, ha pubblicato delle raccomandazioni sulla gestione dell’apnea ostruttiva del sonno. In tale documento è stato evidenziato come l’apnea ostruttiva del sonno sia poco riconosciuta nelle persone con malattie di cuore e vasi, nonostante contribuiscano a favorirne lo sviluppo e il peggioramento.

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L’apnea ostruttiva del sonno è caratterizzata da ricorrenti ostruzioni complete (apnee) o parziali (ipopnee) delle vie aeree superiori, cioè della laringe e della faringe, che si verificano durante il sonno. L’apnea ostruttiva del sonno, in inglese Obstructive Sleep Apnea (OSA), provoca fasi di riduzione della concentrazione di ossigeno nel sangue, variazioni del tono dei sistemi nervosi simpatico e parasimpatico e interruzioni più o meno protratte del sonno. Molte evidenze hanno confermato strette associazioni tra apnea ostruttiva del sonno e malattie cardiovascolari come ipertensione, fibrillazione atriale e altre aritmie, malattia coronarica, ictus e scompenso cardiaco. Inoltre, tra OSA e patologie del cuore e dei vasi si innescano circoli viziosi che portano a quadri che evolvono negativamente nel tempo, se tutte e due le patologie non sono curate efficacemente. Ad esempio, l’OSA può provocare ipertensione e l’ipertensione peggiorare l’OSA e così via. Proprio nelle persone con ipertensione, l’apnea ostruttiva del sonno è particolarmente frequente, tra il 30 e il 50%, e lo è ancora di più, fino all’80%, in chi ha aumenti patologici della pressione che non rispondono adeguatamente alle cure. L’OSA è un fattore di rischio indipendente di sviluppare fibrillazione atriale, vale a dire che, anche in assenza di altre condizioni predisponenti, aumenta la probabilità che si sviluppi tale aritmia. Inoltre, le due malattie hanno fattori predisponenti in comune, come obesità, ipertensione e scompenso cardiaco. Altre aritmie che si osservano in persone con apnee del sonno sono bradicardie e malattia senoatriale. È stata dimostrata anche una stretta relazione tra OSA e morte improvvisa. All’OSA sono stati associati calcificazione, instabilità e danni alle placche aterosclerotiche e, infatti, l’OSA è un fattore di rischio indipendente anche di eventi ischemici da alterazioni delle coronarie. Nel documento dell’AHA si ricorda che un’analisi eseguita nel 2019 ha dimostrato che l’OSA aveva una frequenza del 71% in soggetti nei quali si era verificato un ictus e l’apnea ostruttiva è considerata un fattore che favorisce il decesso da ictus, il ripetersi di tale evento in chi l’abbia già avuto e le alterazioni delle funzioni cognitive che esso può determinare. Nelle persone con scompenso cardiaco la frequenza di problemi respiratori del sonno varia fra il 40 e il 60% e un terzo di essi è costituito da OSA e un’altra parte rilevante da apnea centrale del sonno, un’altra forma di disturbo respiratorio del sonno. Le persone con OSA e scompenso cardiaco cronico hanno maggiori probabilità di andare incontro a peggioramento dei sintomi dello scompenso, a ricovero e a decesso. Ci sono varie cure per l’apnea ostruttiva del sonno, delle quali la più impiegata è l’uso di un dispositivo che crea una pressione positiva continua nelle vie aeree (Continuous Positive Airway Pressure: CPAP), ma tutte sono penalizzate da problemi di aderenza da parte dei malati.

Nelle raccomandazioni contenute  nel documento dell’American Heart Association si sottolinea la necessità di valutare accuratamente la presenza dell’OSA nelle persone con malattie cardiovascolari, di prevedere efficaci approcci terapeutici per regolarizzare la respirazione durante il sonno e di programmare controlli periodici che ne verifichino l’efficacia.

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