L’anemia nello scompenso cardiaco

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L’anemia nello scompenso cardiaco

Carenza di ferro e anemia sono frequenti nello scompenso cardiaco, come riportato nelle Linee Guida pubblicate dalla Società Europea di Cardiologia (European Society of Cardiology: ESC).

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La carenza di ferro e l’anemia si rilevano spesso nelle persone con scompenso cardiaco e, a prescindere dagli altri problemi presenti, esse sono correlate con una ridotta capacità di svolgere esercizio fisico, con una maggiore frequenza di ricoveri e con un elevato rischio di decesso, sia da cause cardiovascolari, che da altre cause. Nelle Linee Guida si fa riferimento ai criteri dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, secondo i quali concentrazioni di emoglobina nel sangue inferiori a 12 g/dl nelle femmine e a 13 g/dl nei maschi, definiscono la presenza di anemia. Nelle persone con scompenso cardiaco l’iposideremia, vale a dire la carenza di ferro, corrisponde a una concentrazione di ferritina nel sangue inferiore a 100 ng/ml o compresa fra 100 e 299 ng/ml se la saturazione della transferrina è inferiore al 20%. La presenza di ferritina nei tessuti e la sua concentrazione nel sangue sono aumentate dall’infiammazione e da diverse patologie: dalle infezioni ai tumori, dalle malattie di fegato allo stesso scompenso cardiaco. Per questo motivo sono stati stabiliti limiti di transferrina più alti per definire la carenza di ferro associata allo scompenso cardiaco. È stato proposto un altro indicatore della carenza di ferro nelle cellule: l’elevata concentrazione nel sangue dei recettori solubili della transferrina. Nelle ricerche, valori elevati di questo indicatore sono stati posti in relazione con un alto rischio di decesso, ma nella pratica clinica non è ancora impiegato per pianificare la somministrazione di ferro. La carenza di questo elemento, a sua volta, si osserva nel 55% dei casi di scompenso cardiaco cronico e in percentuali fino all’80% nello scompenso cardiaco acuto. Tale carenza può essere dovuta sia a un aumento delle perdite di ferro, che a una riduzione del suo introito, per un’alimentazione inadeguata o per problemi di assorbimento. Un’ulteriore causa di iposideremia è l’alterazione del metabolismo del ferro provocata dall’infiammazione cronica. La carenza di ferro nelle persone con scompenso cardiaco riduce la funzionalità fisica generale, peggiora la funzione cardiovascolare e quella dei muscoli ed è associata a fragilità, anche a prescindere dalla presenza di anemia. Sulla base dei problemi di anemia e di carenza di ferro che possono complicare il quadro dello scompenso cardiaco, le Linee Guida raccomandano che tutte le persone affette da questa malattia siano regolarmente sottoposte a controlli, valutando emocromo, ferritina sierica, saturazione della transferrina e sideremia. Se i risultati di questi esami suggeriscono la presenza di anemia o di iposideremia, vanno approfondite le indagini per definirne le cause. Le Linee Guida forniscono indicazioni anche sul trattamento, specificando che prodotti come darbepoetina-alfa e eritropoietina non sono consigliate perché possono dar luogo a effetti indesiderati anche gravi. Gli studi hanno dimostrato che la somministrazione di ferro con prodotti a base di carbossimaltosio ferrico è sicura e migliora sintomi, capacità di svolgere esercizio e qualità di vita nelle persone che hanno uno scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta associato a carenza di ferro. Inoltre, alcune metanalisi e ricerche su ampie casistiche hanno dimostrato effetti positivi sul rischio di decesso da malattie cardiovascolari o da qualsiasi causa e sulla probabilità di ricovero. Da ulteriori ricerche su casistiche più ampie si attendono conferme di queste evidenze.

A un quadro già complesso, come quello dello scompenso cardiaco cronico, possono associarsi iposideremia e/o anemia, per questo motivo vanno fatti regolari controlli che individuino precocemente queste patologie, in modo da curarle tempestivamente.                   

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