Acido acetilsalicilico e rischio di scompenso cardiaco

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Acido acetilsalicilico e rischio di scompenso cardiaco

Uno studio che ha coinvolto specialisti di diversi Paesi ha valutato la relazione fra somministrazione di acido acetilsalicilico e frequenza di sviluppo di scompenso cardiaco. I risultati hanno dimostrato che, in persone a rischio, il trattamento con acido acetilsalicilico si è associato, indipendentemente da altri fattori, a una maggiore probabilità di comparsa di scompenso cardiaco. 

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Lo scompenso cardiaco è una Sindrome clinica dovuta, nella maggior parte dei casi, ad altre patologie cardiovascolari. È caratterizzato da una riduzione della gittata cardiaca ed è considerato come possibile causa della formazione di trombi. Per questo motivo può richiedere la somministrazione di terapie ad effetto anticoagulante, tra le quali c’è l’acido acetilsalicilico. Questo farmaco in studi recenti ha dimostrato benefici limitati nella prevenzione primaria delle malattie cardiovascolari, mentre la sua efficacia nella prevenzione secondaria è stata confermata da varie evidenze. D’altra parte, la relazione tra impiego dell’acido acetilsalicilico e scompenso cardiaco è tuttora oggetto di dibattito. Le prime ricerche che hanno valutato gli effetti della molecola su questa patologia non avevano evidenziato vantaggi rispetto ad altri trattamenti anticoagulanti. I risultati di successivi studi sono stati contrastanti e una ricerca eseguita in Danimarca nel 2018 ha rilevato una maggiore probabilità di ricovero per scompenso cardiaco nelle persone che assumevano acido acetilsalicilico. Partendo da questa base di conoscenza, Mujaj e colleghi hanno analizzato i dati di 30.827 soggetti a rischio di scompenso cardiaco, arruolati in 6 studi osservazionali. In tale casistica c’era un 33.9% di femmine e l’età media era di 66.8 ± 9.2 anni. All’inizio della ricerca sono stati registrati i fattori di rischio cardiovascolare e l’impiego di acido acetilsalicilico. I malati sono poi stati seguiti fino alla comparsa di uno scompenso cardiaco, sia che abbia provocato il decesso, sia che non lo abbia determinato. Per rilevare l’associazione fra assunzione di acido acetilsalicilico e sviluppo di scompenso cardiaco è stata impiegata un’analisi statistica multivariata, che ha tenuto conto di altri eventuali fattori di rischio. In un periodo di tempo di 5.3 anni (valore mediano; 5°-95° intervallo percentile: 2.1-11.7 anni), 1.330 malati hanno manifestato uno scompenso cardiaco. Il rapporto di rischio di comparsa di questa patologia associata all’assunzione di acido acetilsalicilico, al netto di altri possibili fattori, è stato di 1.26 (intervallo di confidenza al 95% 1.12-1.41; p≤0.001), quantificabile in una probabilità aumentata del 26%. In 22.690 soggetti (73.6%) senza una storia pregressa di malattie cardiovascolari, il rapporto di rischio è stato 1.27 (intervallo di confidenza al 95% 1.10-1.46; p=0.001).

Nelle conclusioni gli autori hanno sottolineato che i risultati del loro studio hanno dimostrato una relazione statisticamente significativa tra assunzione di acido acetilsalicilico e rischio di sviluppo di scompenso cardiaco. Per questo motivo hanno raccomandato che, in attesa di raccogliere evidenze conclusive sull’argomento, si usi cautela nel prescrivere l’acido acetilsalicilico ai malati che hanno lo scompenso cardiaco o che sono a rischio di svilupparlo.                 

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