Sedentarietà e malattie cardiovascolari

Sedentarietà e malattie cardiovascolari

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Si dispone di un’ampia mole di dati che dimostra che le abitudini sedentarie si associano a un aumentato rischio di decesso da malattie cardiovascolari e che un’attività fisica insufficiente favorisce la comparsa precoce di malattie a carico del cuore e dei vasi. Inoltre, un livello di esercizio adeguato allo stato funzionale migliora l’evoluzione di patologie cardiovascolari che si siano già presentate. A fronte di queste chiare evidenze, restano le grandi difficoltà che si incontrano per trasformare una persona sedentaria in una attiva.

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Sedentarietà e rischio cardiovascolare

Numerosi studi hanno messo in relazione i comportamenti sedentari con il profilo di rischio cardiovascolare. Si è osservata una relazione significativa tra tempo trascorso a guardare la televisione da una parte e, dall’altra, frequenza di eventi cardiovascolari e rischio di decesso attribuibile a tali eventi. Uno studio eseguito negli Stati Uniti ha dimostrato aumenti della frequenza di eventi cardiovascolari acuti fatali e non fatali e di malattia coronarica per ogni ora in più trascorsa davanti alla televisione e tale evidenza è risultata indipendente da una serie di altri fattori in grado di influenzare la comparsa delle patologie considerate. Il livello di Indice di Massa Corporea dei soggetti valutati in queste ricerche solo in parte influisce sulla relazione fra sedentarietà e profilo di rischio. Infatti, confrontando soggetti adulti che vedevano la televisione 4 o più ore al giorno con altri che lo facevano per meno di 2 ore al giorno, si è rilevata nei primi una maggiore frequenza di malattie cardiovascolari, anche a prescindere dalla presenza o meno di un eccesso di peso. A sostenere la relazione fra sedentarietà e malattie cardiovascolari c’è l’evidenza che l’apparato cardiovascolare, scarsamente sollecitato nelle persone sedentarie, non sviluppa e non mantiene in efficienza i meccanismi di compensazione che gli permettono di adattarsi alle variabili richieste funzionali dell’organismo.        

A ognuno la sua attività

La sedentarietà è importante non soltanto in termini di aumento del rischio di sviluppo delle malattie cardiovascolari, ma anche perché peggiora l’evoluzione di tali patologie in chi le ha già. Un esercizio fisico adattato alle capacità funzionali del singolo soggetto offre benefici a tutti e dovrebbe essere svolto anche da chi ha avuto un infarto del miocardio o ha uno scompenso cardiaco cronico. Linee Guida proposte dalle maggiori Società Scientifiche dell’area cardiologica, hanno fornito indicazioni sui livelli di attività fisica adatti alle diverse condizioni. Un aspetto importante da considerare è che trasformare una persona sedentaria in attiva può essere difficile come, o più, che far smettere di fumare un fumatore o far ridurre l’introito di calorie da parte di un obeso. Ciò comporta che “prescrivere” l’aumento dell’attività fisica spesso non è efficace, mentre lo può essere spiegare alla persona che deve svolgerla i benefici che ne può trarre. Ciò alimenterà la sua motivazione a muoversi di più.  

Fonti

  • LJ Visseren e coll. 2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice. European Heart Journal 2021; 00, 1-111.
  • D Rohm Young e coll. Sedentary Behavior and Cardiovascular Morbidity and Mortality. A Science Advisory From the American Heart Association. Circulation. 2016;134:e262–e279.
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