Come si fa la diagnosi dello scompenso cardiaco

Come si fa la diagnosi dello scompenso cardiaco

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Sulla base di un’anamnesi dettagliata, di un accurato esame obiettivo e di un tracciato elettrocardiografico può essere formulata un’ipotesi diagnostica (vedi figura 1). La successiva verifica si fa dosando le concentrazioni nel sangue dei peptidi natriuretici. Se queste sono alterate, si procede con una ecocardiografia, che può fornire una conferma della diagnosi di scompenso cardiaco e dare indicazioni sulle modificazioni della frazione di eiezione ventricolare. Si procederà a ulteriori approfondimenti diagnostici per definire la causa dello scompenso, se non è già emersa dall’anamnesi.   

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I segni e i sintomi: la difficoltà nella diagnosi precoce dello scompenso cardiaco deriva dal fatto che i suoi segni e sintomi (vedi tabella 2) sono spesso non specifici di questa malattia e non indirizzano direttamente verso la conferma della diagnosi. Inoltre, è ancora meno facile individuarli in sottogruppi di malati come gli obesi e gli anziani con malattie croniche dei polmoni. A interferire con la diagnosi precoce dello scompenso c’è anche la facilità con la quale si risolvono le sue manifestazioni iniziali come gli edemi agli arti inferiori. La rapida risoluzione di tale problema può far sì che non si facciano indagini più approfondite che rivelerebbero la causa degli edemi. Infine, in un anziano può essere formulato il sospetto diagnostico conoscendo la sua storia clinica, e quindi il rischio che ha di sviluppare lo scompenso, nei giovani le cause sono diverse e non sempre sono poste in relazione con le manifestazioni che essi presentano. Per tutti questi motivi è importante raccogliere sempre un’anamnesi dettagliata, con una particolare attenzione a qualsiasi malattia o evento che possa aver danneggiato il cuore o averne alterato la funzione. A una prima visita, ma anche alle successive, si deve eseguire un accurato esame obiettivo analizzando, in particolare, i segni e i sintomi indicativi della congestione dell’apparato cardiovascolare. La raccolta dei segni e dei sintomi nelle visite di controllo è indispensabile per valutare l’efficacia delle cure prescritte per lo scompenso cardiaco. La mancata o parziale risoluzione delle sue manifestazioni va gestita modificando e integrando la terapia. È bene anche informare il malato, chi lo assiste e i suoi parenti delle manifestazioni di allarme che sono indicative di un peggioramento del quadro, che richiede l’accesso a una struttura specializzata.      

SintomiSegni
TipiciPiù specifici
“Mancanza di respiro”
Difficoltà di respirazione in posizione supina
Dispnea parossistica notturna
Ridotta resistenza all’esercizio
Astenia, stanchezza, tempi di recupero dagli sforzi più prolungati
Edemi alle caviglie
Aumentata pressione nelle vene giugulari
Rigurgito epato-giugulare
Terzo tono all’auscultazione del cuore
Impulso corrispondente all’apice del cuore rilevato lateralmente
Meno tipiciMeno specifici
Tosse notturna
Dispnea
Sensazione di gonfiore
Perdita di appetito
Confusione mentale (in particolare nell’anziano)
Depressione
PalpitazioniVertigini
Sincope
Difficoltà di respirazione piegandosi in avanti
Aumento di peso (>2 kg/settimana)
Perdita di peso negli stadi avanzati
Cachessia
Rumori di murmuri cardiaci
Edemi periferici (caviglie, osso sacro, scroto)
Suono crepitante all’auscultazione dei polmoni
Ridotta entrata dell’aria e ridotto suono timpanico alla percussione della base dei polmoni
Tachicardia
Polso irregolare
Ritmo accelerato del respiro
Alterazione del ritmo del respiro (respiro di Cheyne-Stocks)
Aumentata dimensione del fegato
Ascite
Estremità fredde
Oliguria
Polso flebile

Tabella 2: segni e sintomi dello scompenso cardiaco

Gli esami di laboratorio: come riportato nella parte sui meccanismi di sviluppo dello scompenso cardiaco la misurazione delle concentrazioni nel sangue dei peptidi natriuretici fornisce indicazioni importanti nella diagnosi iniziale, soprattutto se il quadro non si presenta in forma acuta e non è possibile eseguire subito un ecocardiogramma. Secondo quanto riportato nelle Linee Guida, sulla base dei valori di queste variabili è possibile escludere, con ragionevole certezza, la presenza dello scompenso o formulare un dubbio diagnostico che consiglia ulteriori approfondimenti. Nel valutare le concentrazioni dei peptidi natriuretici bisogna considerare anche altre condizioni e malattie che ne possono aumentare la concentrazione nel sangue, come età avanzata, fibrillazione atriale e insufficienza renale. Le stesse variabili di laboratorio tendono a essere invece particolarmente ridotte nelle persone obese.        

Elettrocardiogramma e ecocardiogramma: un elettrocardiogramma alterato aumenta la probabilità di arrivare a una diagnosi di scompenso cardiaco, ma si tratta di una evidenza che ha una bassa specificità, cioè può essere indicativa anche di altre malattie. Con un risultato completamente normale di questa indagine è molto difficile che ci sia uno scompenso e per questo l’ECG va fatto, soprattutto se c’è un sospetto diagnostico. Quando invece il tracciato è anormale, alcuni suoi aspetti specifici possono aiutare a definire la causa dello scompenso e a indirizzare la scelta delle cure. Tra gli esami strumentali, l’ecocardiografia è più efficace per confermare la diagnosi, anche in rapporto alla sua disponibilità. L’esame fornisce indicazioni sullo spessore delle pareti del cuore, sul volume delle sue cavità, sull’efficienza delle valvole, sulla funzione di sistole e di diastole e sull’eventuale presenza di una ipertensione nel circolo polmonare. Tali evidenze sono determinanti non solo per confermare la diagnosi, ma anche per scegliere le cure più efficaci.  

Nella sezione Scompenso Cardiaco troverete:

Fonti

  • TA McDonagh e coll. 2021 ESC Guidelines for the diagnosis and treatment of acute and chronic heart failure. European Journal of Heart Failure 2021; 00, 1-128.
  • L Dei Cas e coll. Fisiopatologia dello Scompenso Cardiaco. In: Manuale di malattie Cardiovascolari della Società Italiana di Cardiologia.
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