I farmaci per l’ipertensione

I farmaci per l’ipertensione

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Le scelte relative alla terapia farmacologica dell’ipertensione devono avere l’obiettivo non solo di diminuire i livelli di pressione, ma anche di ridurre il rischio cardiovascolare in generale. Tra gli aspetti da considerare c’è anche l’età perché, se è vero che la cura dell’ipertensione di grado 1 ha dimostrato di ridurre il rischio cardiovascolare, in un soggetto giovane tale rischio a dieci anni è in assoluto basso. Per l’ipertensione di grado 2 o 3 la terapia è sempre raccomandata, non solo per il beneficio derivante dalla diminuzione della pressione, ma anche per la prevenzione dei danni che essa può provocare a vari organi e tessuti. Il tempo indicato dalle Linee Guida per il raggiungimento dei valori di pressione sistolica e diastolica che sono stati stabiliti come obiettivi è di 3 mesi. Negli anziani si deve stabilire un primo livello di diminuzione della pressione sistolica al di sotto di 140 mmHg e per la diastolica al di sotto di 80 mmHg. Nella figura 1 sono sintetizzate le raccomandazioni per un protocollo di cura dell’ipertensione, a partire dal primo approccio, per proseguire con i passaggi successivi.        

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Terapia iniziale con due farmaci: secondo le Linee Guida questo dovrebbe essere l’approccio abituale per tutti i casi di ipertensione, tranne quelli nei quali il valore della pressione è molto vicino a quelli raccomandati, che si possono affrontare anche con una singola molecola.  

Prodotti a disposizione: cinque classi principali di farmaci anti-ipertensivi hanno dimostrato benefici nel ridurre il rischio di eventi cardiovascolari:

  • Ace-inibitori
  • Bloccanti del recettore dell’angiotensina
  • Beta-bloccanti
  • Calcio antagonisti
  • Diuretici tiazidici o simil-tiazidici

Per la scelta dei farmaci da impiegare ai diversi livelli di approccio si può fare riferimento alla figura 1, nella quale è specificato anche che si dovrebbe ricorrere ai beta-bloccanti quando c’è una patologia associata, come angina, pregresso infarto del miocardio, aritmia o scompenso cardiaco a ridotta frazione di eiezione, che li rende preferibili. Inoltre, i beta-bloccanti possono essere presi in considerazione in alternativa all’ace-inibitore o ai bloccanti del recettore dell’angiotensina nelle donne fertili.

Ipertensione resistente al trattamento: si definisce così un caso di ipertensione nel quale non si riesce a raggiungere l’obiettivo di riduzione dei valori pressori, nonostante la somministrazione di tre o più farmaci, compreso un diuretico. Ciascuno dovrebbe essere assunto alla dose ottimale o alla massima dose tollerata. Si stima che la frequenza dell’ipertensione resistente sia inferiore al 10% e lo spironolattone è il farmaco più efficace, in aggiunta alle altre terapie già impiegate, per ottenere un migliore controllo. Nell’uso di questa molecola si deve tenere conto dei suoi possibili effetti indesiderati. Quando lo spironolattone non è tollerato, le possibili alternative sono amiloride, beta-bloccanti, alfa-bloccanti o farmaci attivi sul sistema nervoso centrale come la clonidina.    

Vedere anche nella sezione Ipertensione

Fonti

  • M Volpe e S Sciarretta. Capitolo 45 L’ipertensione arteriosa. In: Manuale di malattie Cardiovascolari della Società Italiana di Cardiologia.
  • PK Whelton e coll. 2017 ACC/AHA/AAPA/ABC/ACPM/AGS/APhA/ASH/ASPC/NMA/PCNA Guideline for the Prevention, Detection, Evaluation, and Management of High Blood Pressure in Adults: Executive Summary. Hypertension. 2018;71:1269-1324.
  • LJ Visseren e coll. 2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice. European Heart Journal 2021; 00, 1-111.
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