Fumo e malattie cardiovascolari

Fumo e malattie cardiovascolari

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Il fumo è uno dei fattori di rischio che più aumentano il rischio cardiovascolare. Per questo la disassuefazione da questa abitudine di vita è considerato uno degli interventi più efficaci per ridurre la probabilità di sviluppare le malattie di cuore e vasi.

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Fumo e rischio cardiovascolare

Il fumo di sigaretta è la causa del 50% dei decessi evitabili nei fumatori e metà di tali eventi è dovuta a malattie aterosclerotiche e cardiovascolari. Una persona che fuma per tutta la vita ha il 50% di probabilità di morire per problemi di salute attribuibili al fumo e, in media, vedrà la durata della sua vita ridotta di 10 anni. Il rischio di sviluppare malattie cardiovascolari nei fumatori di meno di 50 anni di età è cinque volte maggiore, rispetto ai coetanei che non fumano e nelle femmine il fumo prolungato è più pericoloso che nei maschi. A livello mondiale, il fumo è il secondo fattore di rischio per lo sviluppo di disabilità, aggiustata per anni di vita, dopo l’ipertensione, e questo dato dà un’idea del rischio che corre chi è iperteso e chi fuma. Non soltanto il fumo di sigaretta diretto provoca danni alla salute, ma li determinano anche il fumo passivo e l’impiego delle sigarette elettroniche e dei dispositivi riscaldatori di tabacco. Nonostante studi epidemiologici su grandi casistiche abbiano dimostrato gli effetti dannosi del fumo sull’apparato cardiovascolare, non tutti i meccanismi responsabili di questo effetto sono stati individuati. D’altra parte, si stima che il fumo di sigaretta introduca nell’organismo più di settemila sostanze chimiche di vario tipo. Fra i tessuti dell’apparato cardiovascolare più sensibili ai danni da fumo c’è l’endotelio dei vasi e questo spiega perché al fumo diretto e a quello passivo si associ un maggiore rischio di formazione di placche aterosclerotiche e di trombi. Inoltre, nei fumatori attivi e passivi si osserva una ridotta capacità di dilatazione dei vasi sanguigni, che ne diminuisce la capacità di adattamento alla variazione delle richieste funzionali dei singoli apparati e dell’organismo nel suo insieme.   

I benefici della disassuefazione

Il fatto che il fumo abbia effetti profondi sull’apparato cardiovascolare è confermato dall’evidenza che, nei forti fumatori che smettono di fumare, il profilo di rischio cardiovascolare cominci a migliorare dopo 5 anni e si riduca in maniera sostanziale solo dopo 10-15 anni. Uno studio eseguito nel 2020 ha rilevato che alcuni effetti biochimici del fumo sulla funzione dell’endotelio si mantengono fino a 20 anni dopo la disassuefazione dal fumo. Altre ricerche hanno comunque evidenziato che, nonostante questi effetti protratti del fumo, smettere di fumare è l’approccio in assoluto più efficace per prevenire eventi cardiovascolari come l’infarto del miocardio. I benefici, in termini di anni di vita guadagnati senza malattie cardiovascolari, si ottengono a qualsiasi età si abbandoni questa abitudine.    

Come si smette

Come per qualsiasi altra abitudine di vita, l’abbandono del fumo è difficile e, nel caso specifico, bisogna considerare che quella dalla nicotina è una vera e propria dipendenza che ha basi biochimiche. Per tale motivo è fondamentale la motivazione del fumatore a smettere. Nonostante le sigarette elettroniche e i dispositivi riscaldatori di tabacco siano stati proposti come soluzioni per la disassuefazione dal fumo, le evidenze raccolte hanno indicato che, non solo raramente producono questo risultato, ma spesso diventano strumento di diffusione del fumo, introducendo a tale abitudine soggetti delle fasce di età più giovani.  

Fonti

  • LJ Visseren e coll. 2021 ESC Guidelines on cardiovascular disease prevention in clinical practice. European Heart Journal 2021; 00, 1-111.
  • G Gallucci e coll. Cardiovascular risk of smoking and benefits of smoking cessation. J Thorac Dis 2020;12(7):3866-3876
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