Dislipidemie e ipercolesterolemia

Dislipidemie e ipercolesterolemia

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Grassi come molecole essenziali

I grassi sono molecole essenziali per l’organismo. Ad esempio, il colesterolo è parte della struttura delle membrane cellulari, ma è anche il precursore della vitamina D, oggi considerato un vero e proprio ormone, per i suoi molteplici effetti positivi su vari organi e apparati dell’organismo. I trigliceridi sono una riserva di energia alla quale il metabolismo fa ricorso, quando esaurisce quella costituita dal glucosio e del glicogeno. D’altra parte, gli stessi grassi diventano causa di malattia, quando nell’organismo raggiungono concentrazioni eccessive.

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Classificazione e cause

Esistono diversi modi di classificare le dislipidemie. Una, classica, è quella di Fredrickson, che è sintetizzata nella tabella seguente.

Tipo di dislipidemiaLipoproteine elevateLipidi elevati
IChilomicroniTrigliceridi
IIaLDLColesterolo
IIbVLDL, LDLColesterolo, trigliceridi
IIIIDLColesterolo, trigliceridi
IVVLDLTrigliceridi
VChilomicroni, VLDLColesterolo, trigliceridi

Questa maniera di classificare le dislipidemie è chiara e schematica, ma complessa e poco pratica. Un approccio più semplice alla classificazione delle dislipidemie è quello che fa riferimento alla causa che le determina. Si distinguono così dislipidemie secondarie e primarie. Tra quelle secondarie, che rappresentano circa il 5-10% del totale dei casi, e quelle primitive, che sono la grandissima maggioranza: 90-95%. Le prime possono essere conseguenza di abitudini di vita inadeguate, come eccessivo introito di grassi, sedentarietà o consumo abituale di alcol, o di malattie metaboliche, come obesità o diabete. Possono provocare dislipidemie anche malattie del fegato, dei reni o del sistema endocrino, tra le quali l’ipotiroidismo. Infine, anche la somministrazione di alcuni farmaci può alterare le concentrazioni dei grassi nel sangue. Dai dati di frequenza sopra riportati si evidenzia però un equivoco tra il sentire comune relativo alle dislipidemie e le loro cause reali: le abitudini di vita e le malattie metaboliche sono all’origine di una quota minoritaria di casi di dislipidemie, mentre la maggior parte dipende da fattori genetici. A volte sono mutazioni di singoli geni, che provocano l’alterazione del metabolismo dei lipidi, altre volte mutazioni di più geni. Questi meccanismi hanno risvolti pratici anche in termini di cure, in quanto, spesso, la sola modificazione delle abitudini di vita non permette di correggere le alterazioni dei livelli patologici delle concentrazioni nel sangue del colesterolo o dei trigliceridi.

Diagnosi

Per definire la presenza di una dislipidemia è importante raccogliere un’anamnesi accurata e fare un esame obiettivo. Quest’ultimo permette di individuare lesioni denominate xantomi e xantelasmi o arco corneale, caratteristiche di alcune forme di ipercolesterolemia. Quanto agli esami di laboratorio, una valutazione completa del metabolismo dei grassi richiede la misurazione delle concentrazioni nel sangue di:

  • colesterolo totale
  • trigliceridi
  • colesterolo HDL
  • colesterolo LDL
  • Apolipoproteina B

Il colesterolo LDL si può anche calcolare, sottraendo al valore del colesterolo totale quello del colesterolo HDL e quello dei trigliceridi diviso 5.

Dislipidemie e rischio cardiovascolare

Valori elevati di colesterolo totale e, soprattutto, di colesterolo LDL, sono considerati un importante fattore di rischio di malattia coronarica (inserire link con scheda su coronaropatie) e delle sue manifestazioni cliniche, dall’angina all’infarto del miocardio (inserire link con scheda su Infarto del miocardio). Il nesso tra l’alterazione metabolica e lo sviluppo della patologia cardiovascolare è la deposizione delle LDL nella parete delle arterie, fino a formare la placca aterosclerotica (inserire link con scheda su Aterosclerosi) e allo sviluppo di processi di infiammazione che la coinvolgono. La placca ridurrà progressivamente il diametro interno dell’arteria dove si è formata e, di conseguenza, il flusso nel vaso. Inoltre, i processi infiammatori possono provocare ulteriori danni alla parete del vaso e favorire la formazione di coaguli. Indiretto è l’effetto dell’aumento dei trigliceridi sul sistema cardiovascolare. Tra i meccanismi proposti, c’è l’incremento del contenuto di trigliceridi delle lipoproteine HDL e LDL. Tali alterazioni fanno sì che le prime non svolgano più il ruolo positivo, nell’ambito del metabolismo del colesterolo, che ricoprono di solito e che le seconde amplifichino il rischio di danno aterosclerotico.

Fonti

  • E Braunwald. Hearth Disease: a Textbook of Cardiovascular Medicine. 5th Edition; Philadelphia 1997.
  • BA Ference e coll. Low-density lipoproteins cause atherosclerotic cardiovascular disease. Evidence from genetic, epidemiologic, and clinical studies A consensus statement from the European Atherosclerosis Society Consensus Panel. Giornale Italiano dell’Arteriosclerosi 2017; 8 (2): 3-23.
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