Fattori che condizionano l’inotropismo

Fattori che condizionano l’inotropismo

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Fondazione Serono

Vari fattori aumentano l’inotropismo, cioè la forza di contrazione del cuore. Alcuni rientrano nei sistemi di regolazione fisiologici, come la stimolazione da parte del sistema nervoso simpatico e l’aumento della concentrazione nel sangue delle catecolamine endogene. Altri sono molecole, definite inotrope positive, che si somministrano per scopi curativi, come la digitale, l’amrinone o il calcio. I betabloccanti, che in passato si credeva avessero solo effetti inotropi negativi, si ritiene oggi che possano avere, al contrario, un effetto inotropo positivo in specifici quadri clinici, come lo scompenso cardiaco con frazione di eiezione ridotta.

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La riduzione della massa delle fibrocellule del cuore o la somministrazione di sostanze inotrope negative riducono la forza di contrazione dell’organo. L’infarto del miocardio è una causa frequente di perdita di massa muscolare del cuore, ma riducono l’inotropismo anche la cardiomiopatia dilatativa e l’insufficienza aortica e quella mitralica in fase avanzata. Verapamil, anestetici locali, antiaritmici, anestetici generali e barbiturici sono sostanze a effetto inotropo negativo. Esistono poi meccanismi che non modificano, ma compensano la riduzione dell’inotropismo, come ad esempio l’aumento della frequenza cardiaca (tachicardia). Ciò ha effetti positivi su un sistema cardiovascolare che abbia ancora una buona riserva funzionale, perché ad esempio in un cuore ischemico, l’aumentata frequenza dei battiti provoca un incremento del consumo di ossigeno dell’organo che, in presenza di un tempo di diastole  più breve, può provocare eventi ischemici o aggravare uno scompenso cardiaco già presente.

Vedere anche nella sezione Cuore:

Fonti

  • E Braunwald. Hearth Disease: a Textbook of Cardiovascular Medicine. 5th Edition; Philadelphia 1997.
  • Widmaier [et. al.], Vander’s Human Physiology. McGraw-Hill, (10th ed.), 2006.
  • AAVV, Fisiologia dell’uomo, ed. edi-ermes, 2007 (rist.).
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