Aritmie

Aritmie

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Nella funzione del cuore e, più in generale, dell’apparato cardiovascolare, è di fondamentale importanza che il ritmo delle contrazioni cardiache sia continuamente adeguato alle necessità dell’organismo, rimanendo comunque entro intervalli di frequenza accettabili. A questo sovrintendono strutture dedicate e alla modulazione del ritmo contribuiscono vari sistemi di regolazione. Le aritmie consistono in alterazioni di tale funzione di varia prevalenza e gravità.

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Cosa sono?

Le aritmie sono state definite, tradizionalmente, come alterazioni del ritmo delle contrazioni del cuore che sono provocate da modificazioni della formazione e/o della trasmissione dell’impulso lungo il sistema di conduzione cardiaco. Un altro modo di definire un’aritmia è il seguente: qualsiasi ritmo di contrazione del cuore che non sia normale, vale a dire che non nasca dal nodo del seno, non abbia un andamento regolare e non sia trasmesso normalmente alle varie parti del cuore.  Si riassumono di seguito le caratteristiche dei tipi più frequenti.

Extrasistoli

Le extrasistoli sono battiti “in più” rispetto al normale ritmo di contrazione. Tecnicamente si definiscono “battiti ectopici prematuri” e sono dovuti a stimoli generati in aree del cuore diverse dal nodo del seno. La loro comparsa è di solito anticipata, rispetto ai battiti del normale ritmo sinusale. Le extrasistoli possono essere del tutto asintomatiche, si verificano anche nelle persone sane e quasi sempre non pongono particolari problemi, ma è bene individuare la causa della produzione dello stimolo anomalo che provoca la contrazione. Possono diventare più frequenti in corso di alcune cardiopatie o nelle persone con ernia iatale. Ne favoriscono la comparsa lo stress e l’eccessivo uso di bevande contenenti caffeina, come caffè, cola e bevande energetiche.

Aritmie sopraventricolari

A parte le extrasistoli sopraventricolari, in questa categoria di aritmie rientrano fibrillazione atriale, flutter atriale e tachicardia parossistica sopraventricolare.

Fibrillazione e flutter atriali: il termine fibrillazione fa riferimento al movimento delle pareti degli atri che più che contrarsi, come dovrebbero, “fibrillano”, cioè sussultano. Questa alterazione deriva, a sua volta, dalla trasmissione di stimoli elettrici non coordinati o caotici con una frequenza elevata  e non regolare. Il risultato è la carenza o la perdita della funzione meccanica della contrazione degli atrii, che contribuisce per il 20-30% al riempimento dei ventricoli. La fibrillazione atriale è molto frequente nella pratica clinica e la sua incidenza aumenta con l’età. Ne è affetto circa il 5% della popolazione con età superiore a 65 anni. Nel flutter gli atrii si contraggono con una frequenza elevata, ma mantenendo un andamento ritmico, che però non evita che si perda l’efficienza della contrazione di queste cavità. A complicare i quadri di fibrillazione e di flutter atriali può essere un aumento della frequenza di contrazione anche dei ventricoli. Le alterazioni della contrazione del muscolo cardiaco dovute a queste aritmie modificano il flusso del sangue all’interno delle sue cavità e favoriscono la formazione di trombi. Questi possono provocare ischemie nel cervello (ictus), o in altri organi o apparati: infarto intestinale, infarto renale o trombosi delle arterie degli arti.  Età avanzata e diabete aumentano la probabilità di sviluppo di fibrillazione e di flutter atriali. Quanto alle cause di queste aritmie, ci sono l’insufficienza della valvola mitrale e l’ipertensione arteriosa alle quali si associa la dilatazione degli atrii, la cardiopatia ischemica, l’ipertiroidismo, l’eccessivo introito di alcol, alcune forme di infiammazione, le pericarditi e la malattia del nodo del seno.

Tachicardia parossistica sopraventricolare: è caratterizzata da un’elevata frequenza di contrazione e si presenta e si risolve in maniera improvvisa. Si può presentare anche nei giovani, a seguito di uno sforzo fisico importante. La Sindrome di Wolff-Parkinson-White, una patologia caratterizzata da stimoli elettrici che dagli atrii si diffondono nel cuore lungo vie anomale saltando il nodo atrio-ventricolare, favorisce la comparsa di episodi ricorrenti di tachicardia parossistica sopraventricolare, nei quali la frequenza cardiaca può raggiungere livelli particolarmente elevati,  creando gravi alterazioni della funzione di pompa del cuore.

Aritmie ventricolari

In queste aritmie gli stimoli alla contrazione sono generati nei ventricoli e possono determinare quadri clinici gravi, come la tachicardia e la fibrillazione ventricolari. A provocare queste aritmie possono essere danni di tipo ischemico ale strutture del cuore.

Tachicardia ventricolare: si sviluppa nei ventricoli ed è caratterizzata da una frequenza di battiti molto alta. La durata può essere breve o lunga, nel qual caso si definisce tachicardia ventricolare sostenuta. Quest’ultima può evolvere verso una fibrillazione e l’elevata frequenza che viene raggiunta limita, in maniera anche grave, la funzione di pompa del cuore.  Le diverse forme di cardiopatia ischemica, dall’infarto del miocardio (inserisci link con scheda dedicata) all’ischemia miocardica grave, ne favoriscono la comparsa.

Fibrillazione ventricolare: stimoli elettrici generati nei ventricoli in maniera non coordinata determinano una frequenza talmente alterata da impedire una contrazione efficace delle stesse cavità e da provocare il decesso in pochi minuti. Un infarto del miocardio a carico dei ventricoli ne può essere all’origine.

Bradicardia

Quadro caratterizzato da una frequenza di contrazione del cuore più bassa di 60 battiti al minuto, che non è necessariamente patologico. Ad esempio, chi pratica alcuni sport a livello agonistico spesso ha una frequenza cardiaca fisiologicamente bassa, anche inferiore, di notte, a 40 battiti al minuto, e ciò non compromette la funzione cardiovascolare nel suo insieme, ma anzi ne favorisce l’adattamento alla prestazione sportiva. Una bradicardia può essere non patologica anche in giovani che non si dedicano a questa attività o in anziani, come conseguenza di meccanismi dovuti all’invecchiamento. In generale, però, frequenze cardiache inferiori a 40-50 battiti al minuto non sono compatibili con una funzione di pompa efficace del cuore. Le bradicardie patologiche possono essere provocate da alterazioni delle concentrazioni nel sangue degli elettroliti, in particolare del potassio, da un evento ischemico a carico del miocardio, da un blocco della conduzione dello stimolo tra atrii e ventricoli o dalla malattia del nodo del seno. Un’altra possibile causa è l’assunzione di farmaci che riducono la frequenza cardiaca, quali i beta-bloccanti e la digitale.

Come si fa la diagnosi

La diagnosi delle aritmie è clinica e strumentale e con l’elettrocardiogramma che è un esame chiave. In alcune forme la registrazione elettrocardiografica delle 24 ore è necessaria, sia per individuare aritmie che non abbiano un andamento continuativo, sia per associarle a determinati stati funzionali dell’organismo, come ad esempio il sonno.

Gli obiettivi delle cure

Gli obiettivi del trattamento, in generale, sono quelli di ristabilire e di mantenere nel tempo un ritmo sinusale. Gli approcci a disposizione, a seconda del tipo di aritmia e della modalità acuta o cronica di presentazione, comprendono farmaci, dispositivi che correggono le alterazioni del ritmo e anche soluzioni di cardiologia interventistica. Ad esempio, se in un caso di fibrillazione atriale la cardioversione non avviene spontaneamente, si può procedere a una cardioversione elettrica o farmacologica. Nell’ambito della gestione delle aritmie, possono rendersi utili modificazioni delle abitudini di vita o la cura di malattie che ne favoriscono la comparsa. Inoltre, la cura di una persona con aritmia comprende approcci che prevengano le conseguenze delle alterazioni del ritmo, com’è il caso della somministrazione di farmaci anticoagulanti, per prevenire la formazione di trombi.

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