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Un rapporto appena pubblicato indica che non è nota la diffusione delle allergie alimentari negli Stati Uniti

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Un rapporto appena pubblicato indica che non è nota la diffusione delle allergie alimentari negli Stati Uniti

L’Accademia Nazionale delle Scienze, dell’Ingegneria e della Medicina degli Stati Uniti ha pubblicato un rapporto in cui afferma che non ci sono evidenze che confermino l’idea diffusa secondo la quale la frequenza delle allergie alimentari sia in aumento.

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L’Accademia ha pubblicato un rapporto di 577 pagine intitolato “Alla ricerca di un percorso verso la sicurezza nell’allergia alimentare: valutazione del peso complessivo, della prevenzione, della gestione e delle politiche istituzionali”. Nel documento si afferma che nessuno studio è stato eseguito negli Stati Uniti su una popolazione tanto ampia da poter definire la vera diffusione delle allergie alimentari e, la maggior parte delle ricerche fatte, tende a sovrastimare la frequenza del problema. In una conferenza stampa, uno dei membri del Comitato che ha scritto il rapporto ha detto, a chiare lettere, che non ci sono buoni dati epidemiologici ai quali fare riferimento. Ha aggiunto che la definizione della diffusione di questo tipo di allergia è una necessità importante per il Paese perché dati di questo tipo permetterebbero di assegnare, a questo tipo di allergia, un livello di priorità fra i problemi della sanità pubblica e a dedicarvi risorse utili ad affrontarlo nel migliore dei modi. Il rapporto sottolinea anche che l’opinione pubblica e il personale sanitario spesso interpretano in maniera sbagliata le allergie alimentari e i loro sintomi e tendono a non distinguere questo quadro da altre malattie dell’apparato gastroenterico e del sistema immunitario. A tale proposito si citano l’intolleranza al lattosio e l’ipersensibilità al glutine, che non sono forme di allergia alimentare, ma vengono con essa confuse. Infine, il rapporto sottolinea che le evidenze disponibili non sono sufficienti ad affermare che ciascuno dei seguenti approcci possa evitare lo sviluppo di allergie alimentari:

  • diete che escludano i più comuni allergeni alimentari in donne gravide o che allattino;
  • prolungata esclusione di allergeni durante l’infanzia;
  • parto eutocico;
  • allattamento al seno;
  • uso di latti artificiali per l’alimentazione dei bambini, che contengano proteine parzialmente o ampiamente idrolizzate (digerite);
  • somministrazione di micronutrienti, come la vitamina D, in bambini o in adulti.

Questo è quanto è riportato in un documento pubblicato in un Paese dove l’epidemiologia è praticata in maniera seria ed estesa. In Italia, dove l’epidemiologia è praticata assai meno, la diffusione delle allergie alimentari non può che essere ignota. 

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape