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Proposti nuovi indicatori per la diagnosi e il controllo nel tempo della dermatite da contatto

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Proposti nuovi indicatori per la diagnosi e il controllo nel tempo della dermatite da contatto

Distinguere una dermatite allergica da una forma da contatto non è sempre facile e queste patologie possono essere difficili anche da seguire nel tempo e da valutare in termini di risposta alle cure. Uno studio eseguito in Olanda ha valutato possibili indicatori di malattia.

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Gli autori sono partiti dalla considerazione che alcune ricerche hanno dimostrato che, in occasione dei patch test, allergeni diversi determinavano l’espressione di geni diversi che, a loro volta, comportano la produzione di specifici mediatori dell’infiammazione. Sulla base di queste evidenze, essi hanno valutato le concentrazioni, nello strato della pelle definito strato corneo, di alcuni mediatori dell’infiammazione. Lo hanno fatto in occasione di patch test eseguiti con i più comuni allergeni all’origine della allergie della pelle e ponendo a contatto della pelle una sostanza irritante denominata lauril-solfato. Sono stati sottoposti alla prova 27 soggetti nei quali, con un precedente patch test, era stata rilevata una reazione allergica al cromo, al nichel al metil-cloroisotiazolinone (MCI), al metil-isotiazolinone (MI) o alla para-feniletilendiamina. In queste persone è stato eseguito un secondo patch test con gli stessi allergeni e, quindi, è stata valutata la reazione al lauril-solfato e al petroleato. Dopo 72 ore dal primo contatto è stata misurata l’intensità della reazione e sono stati raccolti campioni dello strato corneo. In totale sono state misurate le concentrazioni di 32 mediatori dell’infiammazione, dei quali 18 hanno mostrato valori sensibilmente diversi per almeno uno degli allergeni provati. Lauril-solfato, MCI e MI hanno indotto l’espressione del maggior numero di geni responsabili della sintesi di mediatori dell’infiammazione. D’altra parte, il mediatore denominato interleuchina 16 è stato quello presente in concentrazioni più elevate nelle reazioni a tutti gli allergeni, rispetto alle prove di controllo, mentre i suoi livelli non sono aumentati nella pelle posta a contatto con il lauril-solfato. Inoltre, si è rilevata una relazione inversa fra intensità della reazione al patch test e concentrazione dell’interleuchina 1a.

Gli autori hanno concluso che le concentrazioni delle citochine misurate nello strato corneo non hanno mostrato differenze specifiche per i singoli allergeni nei patch test eseguiti. MCI e MI hanno determinato una reazione più intensa del sistema immunitario, rispetto agli altri allergeni, verosimilmente perché hanno anche un effetto irritante. I livelli di interleuchina 16  sono aumentati sensibilmente nella pelle sottoposta a patch test con allegeni, ma non in quella posta a contatto con un irritante come lauril-solfato. Sulla base di queste evidenze, essi propongono di usare la misurazione della concentrazione di questa citochina, nello strato corneo della pelle, per distinguere le dermatiti atopiche da quelle da contatto con sostanze irritanti. Verifiche su più ampie casistiche dovranno confermare la validità di tale indicatore.

Tommaso Sacco

Fonte: Stratum corneum profiles of inflammatory mediators in patch test reactions to common contact allergens and sodium lauryl sulfate; British Journal of Dermatology, 2017 Jun;176(6): 1533-1540.