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Dieta senza glutine per tutti? Come una moda sta contraddicendo la conoscenza medica e scientifica sull’argomento

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Dieta senza glutine per tutti? Come una moda sta contraddicendo la conoscenza medica e scientifica sull’argomento

Un articolo pubblicato sul sito Medscape ha passato in rassegna un fenomeno che dimostra come una moda, quella della dieta basata su alimenti senza glutine, stia avendo una diffusione tanto estesa, quanto ingiustificata, visto che né dati epidemiologici, né riscontri clinici la giustificano.

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Nell’articolo si parte da dati relativi agli Stati Uniti, ma che, fatte le dovute proporzioni, possono valere anche per l’Italia. Cento milioni di persone negli Stati Uniti hanno consumato prodotti aglutinati nel 2015. Al momento tre sono le patologie nelle quali l’assunzione di glutine ha un ruolo causale e l’eliminazione del glutine dalla dieta è necessaria. D’altra parte, pur sommando la frequenza di queste tre patologie, resta ingiustificata la diffusione dell’uso di prodotti alimentari senza glutine. Varie indagini hanno rilevato che, mentre solo l’1% circa della popolazione, ha un’intolleranza al glutine da malattia celiaca, ben il 60% pensa che seguire una dieta senza glutine migliori la salute fisica o mentale. Chi aderisce a questa “fede” spera che eliminando il glutine dalla dieta migliori la digestione, si rafforzi il sistema immunitario, aumentino le prestazioni fisiche e si verifichi un calo del peso.

Come si possono essere diffuse queste speranze non supportate da riscontri scientifici? Ad esempio grazie a testimonianze di sportivi e di celebrità di vario tipo che hanno dichiarato che il loro successo e il loro benessere erano dovuti a un’alimentazione priva di glutine. Una ricerca, eseguita su 910 atleti e campioni olimpici, ha rilevato che il 41% di essi seguiva una dieta aglutinata e che, la maggioranza di essi, lo faceva sulla base di una diagnosi “fai-da-te” di “sensibilità a glutine” e perché, sempre in maniera del tutto soggettiva, aveva percepito benefici dall’eliminazione del glutine. Gli autori di questa ricerca hanno anche valutato, in atleti senza una vera e propria malattia celiaca, l’effetto di una dieta aglutinata sulla prestazione sportiva, sui sintomi relativi all’apparato gastrointestinale, sul benessere percepito, sui danni all’intestino e sulle risposte del sistema immunitario. Nel breve termine, non è stato osservato alcun beneficio dall’eliminazione del glutine dalla dieta, su nessuno di questi criteri di valutazione misurati oggettivamente. L’articolo di Medscape fornisce ulteriori dettagli, che evidenziano quanto sia ingiustificata l’adesione di tante persone alla dieta aglutinata.

E’ interessante notare anche come, in medicina, si incontrino sempre enormi difficoltà nel modificare le abitudini di vita di malati che avrebbero un reale e vitale bisogno di modificarle, ma che raramente accettano di cambiare. Al contrario, quello che sta succedendo con la dieta aglutinata dimostra che una comunicazione ben orchestrata, anche se è priva di fondamenti scientifici, raggiunge facilmente l’obiettivo di cambiare le abitudini di tantissime persone sane o con problemi molto meno seri. Inoltre, bisogna aggiungere che non si tratta di cambiamenti a costo zero. Infatti, passare agli alimenti aglutinati significa, in proporzione, spendere di più, rispetto a una dieta con glutine. Anche da questo punto di vista, però, i dati dimostrano che la fede nella dieta aglutinata non trova ostacoli: negli Stati Uniti nel 2016 le vendite di alimenti senza glutine hanno raggiunto i 4 miliardi di dollari e sono previste in ulteriore aumento per il futuro. A ragionarci bene tali numeri spiegano la forza della comunicazione che supporta questa moda.

Tommaso Sacco

Fonte: Medscape

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