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Per formulare correttamente una diagnosi di asma è bene partire da una accurata raccolta di informazioni sui sintomi. Fra i principali ci sono: tosse ricorrente, respiro affannoso e corto (dispnea) e sensazione di costrizione al torace. Nei casi in cui i sintomi non sono presenti costantemente, è necessario che il soggetto asmatico prenda nota del loro andamento compilando un diario giornaliero, che registri non solo tipo, intensità e durata dei sintomi, ma anche situazioni, fattori ed eventi possibilmente associati alla loro comparsa.

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La cosiddetta anamnesi familiare, vale a dire la raccolta di informazioni sulla presenza di asma o di altre malattie allergiche in membri della famiglia dell’asmatico, può fornire un contributo importante alla conferma della diagnosi di asma allergico e all’esclusione di altre forme di infiammazione cronica delle vie aeree di origine non allergica.

Nei quadri tipici di asma, l’esame obiettivo, vale a dire la valutazione fisica del malato, può rilevare aspetti caratteristici, come sibili e altri rumori, che si percepiscono auscultando il torace. Essi sono dovuti alle alterazioni delle vie aeree descritte in precedenza, come broncospasmo e accumulo di muco nel lume. Il medico attento, visitando l’asmatico, cercherà anche segni di allergie della pelle che si possono accompagnare all’asma allergico.

Per definire in maniera più precisa quanto l’asma allergico limiti le funzioni e alteri la struttura delle vie aeree, si possono eseguire valutazioni dell’efficienza di bronchi e polmoni mediante specifiche apparecchiature, come la spirometria. Si tratta di un esame di base fondamentale, ed è molto, troppo elevato il numero di soggetti asmatici che non hanno mai fatto una spirometria: è stato detto che curare l’asma senza fare una spirometria sia come curare una pressione arteriosa elevata senza mai misurarla…! Ma uno dei principali problemi nel fare diagnosi di asma è che si tratta di una malattia che spesso procede “a episodi”: per esempio, un soggetto che ha l’asma solo dopo uno sforzo o solo di notte può risultare normale se le visite e gli esami sono eseguiti di giorno o a riposo. Per questo motivo si utilizzano spesso prove di scatenamento, delle quali la più comune utilizza una molecola chiamata metacolina. Quando in un soggetto si sospetta la presenza di asma, ma i risultati della spirometria sono normali, gli si fanno respirare, somministrandole per aerosol, dosi piccole ma crescenti di metacolina, che è in grado di provocare asma, in forma leggera. Se la metacolina provoca asma, la diagnosi risulta confermata e, in base alla dose della molecola che è stata necessaria, si ricevono indicazioni anche sulla gravità. Infatti, più bassa è la dose in grado di far comparire l’asma, più grave è il quadro. Si tratta di una prova rapida, innocua e molto utile per completare il percorso di diagnosi. Meno utilizzate oggi, nella pratica clinica, sono le prove di esposizione “diretta” o “specifica”, come per esempio far respirare al paziente una miscela di allergeni (acari o pollini) per valutare la risposta.

Una volta confermata la diagnosi di asma, per definire la sua origine allergica e individuare l’allergene responsabile, si utilizzano prove come il Prick test o esami di laboratorio come il RAST.

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