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Dermatite da contatto

La dermatite da contatto si può manifestare con una grande varietà di lesioni che vanno dall’eritema, a bolle, a zone con placche rilevate, a squame e vescicole. La sequenza più comune della comparsa delle lesioni prevede la formazione iniziale di un eritema, seguito da papule e poi da vescicole, alle quali si accompagna il prurito. Papule e vescicole sono lesioni rilevate della pelle, le prime solide e le seconde di contenuto liquido. L’associazione di arrossamento, squame e croste definisce, nell’insieme, un quadro di eczema. Oltre ad essere una delle forme più frequenti di malattie della pelle in termini assoluti, la dermatite da contatto è quella che più spesso è una malattia professionale.

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La prima fase del meccanismo di sviluppo della dermatite da contatto, definita sensibilizzazione, comporta la penetrazione nella pelle di una sostanza chiamata aptene che, raggiungendo gli strati più profondi della pelle e legandosi a una proteina, crea un complesso di molecole che induce una reazione immunitaria. La fase che segue si definisce attivazione ed è caratterizzata dalla fagocitosi del complesso aptene-proteina da parte delle cellule Langherans. Queste cellule possono essere considerate come macrofagi specializzati nella difesa degli strati più profondi della pelle e, nell’ambito del meccanismo di sviluppo della dermatite da contatto, si comportano come i macrofagi circolanti nei riguardi degli antigeni: processano il complesso aptene-proteina fagocitato, selezionando una proteina, che espongono sulla membrana legata al complesso di istocompatibilità HLA-DR. A questa struttura molecolare presentata sulla membrana si lega un linfocita T helper di tipo CD4+ e questo legame innesca una serie di reazioni che consistono nella liberazione di citochine, nell’attivazione di altre cellule del sistema immunitario e anche nella creazione di una linea di linfociti T helper che conserva la memoria di questa prima reazione e attiverà risposte simili in presenza di contatti con lo stesso complesso aptene+allergene. Una volta stabilitasi la sensibilizzazione, essa può durare per molti anni, salvo rare eccezioni.

La diagnosi si basa sull’individuazione delle lesioni e, in particolare, di quelle più frequenti nella fase acuta, come arrossamenti dai bordi poco definiti, vescicole, papule ed edema. Nelle forme subacute e in quelle croniche prevalgono eczema e lesioni licheniformi, cioè che somigliano ad alterazioni della pelle chiamate licheni. La storia dello sviluppo delle lesioni va ricostruita accuratamente, anche per definire possibili relazioni fra la comparsa delle lesioni stesse e il contatto con l’eventuale causa scatenante. Di solito, il tempo che intercorre varia da 12 a 96 ore, ma, a complicare l’interpretazione del dato, ci sono casi in cui la latenza può ridursi a 4 ore o prolungarsi fino ad una settimana. Anche per la fase di sensibilizzazione si può avere una grandissima variabilità di durata, da pochi giorni ad alcuni anni e tale variabilità è posta in relazione con il tipo e l’”aggressività” della sostanza sensibilizzante.

La varietà di segni e sintomi della dermatite da contatto e il fatto che alcuni di essi sono comuni ad altri patologie della pelle, come dermatite seborroica e psoriasi, possono rendere difficile la diagnosi. Inoltre, è importante comprendere se una dermatite da contatto è provocata da una vera e propria reazione allergica o da un danno chimico provocato da un agente irritante o da un danno fisico.

Poiché la dermatite da contatto è spesso una malattia professionale, assume grande importanza l’individuazione della sostanza che provoca la reazione, da questo infatti può dipendere la possibilità di un individuo di continuare a svolgere la sua attività, limitandosi ad evitare l’agente che provoca la reazione o piuttosto di cambiare l’attività lavorativa. Fra gli strumenti impiegati per individuare l’allergene responsabile c’è il patch test. L’elenco delle sostanze teoricamente in grado di provocare una dermatite da contatto è talmente ampio da non poter essere riportato in questa breve scheda. Ci si limita a segnalare che dell’elenco fanno parte componenti dei cosmetici, primi fra tutti i profumi, diluenti, farmaci, fra i quali gli steroidi (cortisone) topici, metalli, in particolare il nichel, coloranti usati nella produzione di indumenti e sostanze di origine vegetale.

La gestione delle dermatiti da contatto comprende approcci mirati a controllare i sintomi di ciascun episodio e la prevenzione di nuovi episodi (recidive). I primi includono applicazioni di pezze bagnate e fredde e cortisonici, che vengono somministrati solo localmente nelle forme più lievi e per via orale in quelle più gravi o protratte. Nel caso si associno infezioni dovute a batteri nelle aree che vengono grattate a causa del prurito, può essere necessario somministrare antibiotici.

La prevenzione si basa sulla definizione della causa della patologia e su una dettagliata informazione, del soggetto che ne è affetto, circa le soluzioni disponibili per evitare il contatto. Se l’attività lavorativa non può prescindere dall’uso della sostanza che provoca il problema, si dovranno mettere in atto misure che evitino il contatto, come ad esempio l’uso di guanti o di creme protettive.

Vedere anche in Manifestazioni cutanee delle allergie

 

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