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I moderni probiotici e il loro utilizzo

Tornando ai probiotici, si è anticipato che i prodotti più moderni contengono quantità adeguate di tipi di batteri per i quali si è dimostrata, almeno in laboratorio, un’assenza di effetti negativi per la salute e la capacità di apportare benefici in termini di metabolismo, effetti sul sistema immunitario e interazione con i bacilli che compongono il microbiota.

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Fra i batteri che più spesso sono contenuti nei probiotici ci sono vari tipi di lattobacilli (Lactobacillus acidophilus, Lactobacillus reuteri e Lactobacillus plantarum) e di bifido batteri. In termini di meccanismi, numerosi sono gli effetti attribuiti ai bacilli contenuti nei probiotici, dalla prevenzione dello sviluppo nell’intestino di batteri dannosi, alla limitazione dell’assorbimento del colesterolo, alla sintesi di certe vitamine, ma ancora una volta la maggior parte di questi processi non ha ricevuto conferme definitive in studi clinici.

L’uso di probiotici nella pratica clinica è particolarmente diffuso in alcune condizioni, come ad esempio la gastroenterite acuta, vale a dire l’infiammazione di stomaco e intestino provocata da virus e batteri. Anche molte Linee Guida e raccomandazioni suggeriscono l’utilizzo di probiotici in questa patologia. Se però si analizzano con attenzione i dati disponibili si rileva che in molti studi la durata della diarrea, caratteristica della gastroenterite, si riduce da 5 a 4 giorni o da 4 a 3 giorni, ma la gastroenterite acuta è una condizione che si può risolvere da sola in periodo di tempo compreso fra 3 e 4 giorni. Se ne deduce che il miglioramento indotto dai probiotici può essere interessante, ma non sempre è decisivo. Uno studio molto interessante, eseguito in Italia nel 2007, ha confrontato gli effetti di 5 diversi probiotici nella diarrea da gastroenterite acuta dei bambini. Da questo confronto diretto è emerso che con alcuni probiotici la durata della diarrea era uguale a quella registrata nel gruppo di bambini che non riceveva questo tipo di prodotti, quindi non sortiva alcun effetto. Con il probiotico più efficace in assoluto, la durata della diarrea era di 70 ore, sensibilmente minore di quella ottenuta nel gruppo non trattato, ma 70 ore sono quasi 3 giorni, un tempo nel quale molti casi di gastroenterite si risolvono da soli. Inoltre, la diarrea, negli studi sui probiotici nella gastroenterite, è misurata come numero di scariche al giorno, variabile non attendibile come la quantità di feci evacuate nella giornata. In questo ambito sembra più razionale il concetto di usare i probiotici non per guarire la diarrea, ma per contribuire ad un ristabilimento di un microbiota adeguato, dopo che la gastroenterite ha indotto modificazioni dell’ambiente intestinale, ma anche in questo caso sono attese conferme scientifiche della validità dell’approccio. Altre indicazioni nei quali i probiotici hanno prodotto discreti risultati sono state la prevenzione e la terapia delle alterazioni della funzione dell’intestino provocate dagli antibiotici, ma non tutti i prodotti hanno ottenuto gli stessi effetti, confermando che c’è probiotico e probiotico.

In altre malattie gravi dell’apparato gastrointestinale, come le malattie infiammatorie croniche dell’intestino, vale a dire Morbo di Crohn e rettocolite ulcerosa, il trattamento con probiotici ha fornito evidenze contrastanti. Dopo alcuni entusiasmi iniziali circa le potenzialità di questo approccio, c’è stata una fase di ripensamento in quanto i risultati raccolti dalla ricerca non hanno soddisfatto le attese.

Oggi le patologie nelle quali si sperimenta l’impiego dei probiotici spaziano dalla malattia di Parkinson al diabete e dalla fibrosi cistica all’autismo e in un prossimo futuro si avranno risposte sulla loro efficacia.

I probiotici del futuro

I risultati contraddittori ottenuti con alcuni dei prodotti oggi disponibili e la necessità di proporre questo approccio in campi così diversi tra loro hanno spinto a identificare un obiettivo ancora più ambizioso: selezionare tipi di batteri con caratteristiche specifiche per raggiungere determinati obiettivi di cura. In un futuro, che in certe aree cliniche è già iniziato, non ci saranno più i probiotici in generale ma ci saranno probiotici dedicati al trattamento delle diverse malattie.

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