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Immunoterapia specifica

L’Immunoterapia specifica è la “pratica di somministrare quantità crescenti di un estratto di allergene ad un individuo allergico per migliorare i sintomi associati con la successiva esposizione all’allergene che gli provoca una reazione”. In questa definizione è sintetizzato il razionale dell’approccio ed essa spiega anche il motivo per il quale i preparati utilizzati per l’Immunoterapia specifica sono comunemente chiamati vaccini anti-allergici o meglio, come ha proposto l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS): vaccini allergenici. Così come i vaccini che prevengono malattie infettive mettono a contatto l’organismo con un microbo o con sue componenti, per evitare che questo in seguito sviluppi infezioni, ugualmente la somministrazione controllata di molecole allergeniche evita la comparsa di reazioni allergiche o ne riduce l’intensità. La somiglianza peraltro finisce qui, poiché quello che cambia, fra i vaccini anti-infettivi e quelli anti-allergici, sono i meccanismi che permettono di raggiungere l’obiettivo terapeutico.

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La storia

L’approccio dell’Immunoterapia specifica è stato utilizzato, in una forma molto più rudimentale di quella applicata oggi, sin dal 1800, ma il primo studio clinico pubblicato risale al 1911, vale a dire più di un secolo fa, tanto che nel 2011 è stato celebrato il “centenario” dell’Immunoterapia specifica. Quelle prime esperienze erano basate su ipotesi scientifiche corrette, e cioè che somministrando estratti di polline si potessero prevenire i sintomi causati dall’inalazione del polline stesso. Erano invece scorretti i presupposti, poiché si pensava che il polline contenesse una sostanza dannosa, cioè una “tossina”, e che in seguito all’inoculazione ripetuta l’organismo producesse una “anti-tossina”, cioè una sostanza in grado di neutralizzarla. Oggi sappiamo che i meccanismi sono ben differenti (vedi oltre) ma il principio resta comunque valido e attuale.

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