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Tipi di reazione nell'allergia ai pollini

Fra le manifestazioni più comuni delle allergie ai pollini ci sono riniti, congiuntiviti e asma. Nelle schede dedicate alle singole condizioni se ne potrà trovare una trattazione più approfondita. Inoltre, si è rilevato che i pollini possono peggiorare l’andamento delle dermatiti atopiche.

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Meccanismi immunitari

La reazione allergica ai pollini è del tipo da ipersensibilità immediata, nella quale un primo contatto fra allergene  e sistema immunitario determina la produzione di IgE dirette contro l’antigene e il secondo contatto innesca una serie di meccanismi che comportano lo sviluppo di fenomeni infiammatori nei tessuti coinvolti e la comparsa di sintomi. Fra le componenti dei pollini, sono in particolare le proteine che, una volta arrivate a contatto con il sistema immunitario, sono sottoposte a processi di “riconoscimento”. Nei soggetti normali la tolleranza immunitaria fà in modo che le proteine dei pollini non suscitino reazioni, mentre nelle persone allergiche si innesca la risposta sopra descritta.  Alcune caratteristiche chimiche dei pollini possono contribuire alla loro capacità di suscitare reazioni, come succede ad esempio con il polline della betulla. Esso contiene molecole, definite enzimi, che attaccano strutture che tengono strettamente unite fra di loro le cellule della mucosa, il tessuto che tappezza le vie aeree. Questo facilita il passaggio in profondità degli allergeni intensifica il contatto con il sistema immunitario e può amplificare le reazioni allergiche.

Un altro fattore che può condizionare l’effetto dei pollini, in termini di risposta immunitaria, è quello della dimensione delle particelle di polline. Ad esempio, le strutture che creano barriere fisiche di protezione delle vie aeree agiscono come filtri fermando particelle di dimensioni superiori ai 3 micron, infatti si è dimostrato che le maggiori concentrazioni di pollini nell’organismo si rilevano nel naso, nella faringe, nei tessuti che circondano gli occhi, nell’esofago e nello stomaco. Fra i fenomeni ancora da chiarire c’è quello mediante il quale i pollini inducono l’asma. Infatti, i pollini trasportati dall’aria hanno dimensioni che variano da 20 a 60 micron e quindi non dovrebbero superare i meccanismi di “filtraggio” dell’aria nelle alte vie aeree (meli del naso, muco, ecc.). Una possibile spiegazione è che particelle di polline “complete” inneschino reazioni allergiche nel naso, mentre l’asma sarebbe scatenata da piccole porzioni che derivano dalle particelle di polline, ma sono abbastanza piccole da raggiungere le parti più a valle delle vie aeree. Un ulteriore fattore che condiziona la capacità dei pollini di indurre crisi d’asma è legato a particolari condizioni climatiche e all’inquinamento. Ad esempio, varie evidenze hanno confermato che i temporali creano condizioni favorevoli per una diffusione epidemica di crisi di asma in una determinata zona. Il motivo sarebbe le precipitazioni di acqua scinderebbero i pollini in particelle più piccole che sono in grado ci innescare reazioni del sistema immunitario che provocano gli attacchi di asma.  Anche elevate concentrazioni di ozono potenziano gli effetti dei pollini come allergeni e questo è rilevante per le aree geografiche, come quelle del centro e del sud Italia, nelle quali l’intensità dei raggi solari innesca reazioni particolari sulle sostanze inquinanti, aumentando la produzione di ozono. Proprio agli effetti potenzianti dell’inquinamento, si deve, verosimilmente, la maggiore frequenza di allergie ai pollini fra gli abitanti delle città, rispetto a quelli delle campagne dove, essendoci una maggiore densità di piante, ci sono concentrazioni più elevate di pollini nell’aria. Ciò indica anche che non c’è una chiara relazione dose/effetto nelle allergie ai pollini, nel senso che non sempre la concentrazione dei pollini nell’aria è il fattore decisivo nello sviluppo degli episodi allergici.

Un altro aspetto importante è che alcuni pollini contengono molecole uguali o molto simili a sostanze contenute in alcuni alimenti, soprattutto frutta e vegetali. Ne consegue che un paziente allergico ad un determinato polline potrebbe avere qualche reazione allergica all’ingestione di determinati cibi. L’esempio più classico è il prurito in bocca (sindrome orale allergica) che colpisce gli allergici alla betulla quando mangiano una mela.

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