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Tipi di reazione dell'allergia ai farmaci

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce una reazione avversa a farmaci come “una risposta ad un farmaco che sia dannosa e non desiderata  e che si verifichi alle dosi normalmente impiegate nella specie umana”. Come si vede il concetto di reazione avversa è estremamente ampio e non si riferisce soltanto alle risposte di tipo allergico. Esistono due grandi categorie di reazioni avverse. Quelle di tipo A” si caratterizzano per essere prevedibili, in base al meccanismo d’azione del farmaco, e dipendenti dalla dose, nel senso che più elevata è la quantità di farmaco che si assume, più probabilmente si verifica la reazione. Ad esempio, sulla base del meccanismo d’azione conosciuto per i FANS, si sa che essi possono danneggiare la superficie interna dello stomaco (mucosa gastrica) e provocare lesioni, sotto forma di ulcere, a carico della mucosa dello stomaco soprattutto se assunti frequentemente e ad alte dosi: questa è una reazione avversa di tipo A alla somministrazione di FANS. Le reazioni avverse di tipo B” sono invece non prevedibili, sulla base del meccanismo d’azione del farmaco, e non correlate alla dose. Esse, a loro volta, si possono suddividere in quattro tipi di risposta: intolleranza, idiosincrasia, allergia e pseudo-allergia. I primi due tipi, intolleranza ed idiosincrasia, sono espressione dell’inadeguatezza di un singolo individuo a ricevere e metabolizzare una determinata molecola per motivi di vario tipo, ma non riguardanti il sistema immunitario. Le reazioni pseudo-allergiche si chiamano così perché si manifestano in modo molto simile a quelle allergiche, senza averne gli stessi meccanismi.

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Le vere e proprie reazioni allergiche ai farmaci si possono manifestare con sintomi e segni di varia gravità dal semplice prurito, non associato ad alterazioni dell’aspetto della pelle, fino all’anafilassi. A carico della pelle si possono osservare: esantema, caratterizzato da arrossamenti, piccole macchie e bolle sulla pelle, orticaria ed eruzioni cutanee fisse che sono aree, colorate più intensamente della pelle circostante, che si presentano sempre nello stesso punto, anche nel caso si assuma di nuovo un farmaco dopo averlo sospeso per un certo tempo. A carico del fegato si possono rilevare epatite e ittero (colorazione giallognola di pelle e mucose dovuta al ristagno di bile nell’organo) e nei reni si possono verificare infiammazioni e danni di vario genere. Risposte allergiche a farmaci sono anche all’origine di infiammazioni a carico dei vasi (vasculiti), distruzione di globuli rossi (anemia emolitica) e riduzione del numero dei globuli bianchi (leucopenia) e delle piastrine (trombocitopenia).

Sono state segnalate anche reazioni più complesse che coinvolgono contemporaneamente vari organi e sistemi. Ad esempio, la Sindrome di Steven-Johnson, una malattia rara che può essere provocata da antibiotici, FANS e farmaci neurologici, si presenta con febbre, gola infiammata, astenia (stanchezza profonda), problemi agli occhi e ulcere a carico di mucose (labbra, gengive e apparato genitale) e della pelle del tronco. Un quadro clinico simile al precedente, ma con danni molto più gravi alla pelle, è quello definito necrolisi tossica cutanea. L’associazione di: lesioni a carico della pelle, febbre, alterazione della funzione del fegato, ingrandimento dei linfonodi e aumento del numero dei granulociti eosinofili è definita con l’acronimo inglese DRESS ovvero Drug Rash with Eosinophilia and Systemic Symptoms (in Italiano: eruzione cutanea con eosinofilia e sintomi sistemici dovuti ad un farmaco) e anch’essa può essere espressione di una reazione allergica a farmaci. Il quadro caratterizzato da dolori alle articolazioni e ai muscoli, febbre e malessere generale può essere un’altra espressione di reazione allergica a farmaci ed è evidente con quanta facilità lo si possa confondere con i sintomi di un’influenza. Rispetto a questi ultimi quadri, che possono anche assumere una forma grave e avere un andamento protratto, l’anafilassi costituisce un rischio potenzialmente ancora maggiore perché, se non controllata tempestivamente e con le cure adeguate, può risultare fatale, così come la già citata necrolisi tossica cutanea.

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