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Diagnosi dell'allergia ai farmaci

A parte le procedure di diagnosi che potranno essere richieste in presenza di particolari quadri di reazione allergica ai farmaci, esistono esami che si usano per definire la reattività allergica di un individuo ad una o più molecole, ma la prima cosa da fare, in presenza di un sospetto di allergia ai farmaci, è raccogliere una storia (anamnesi) precisa e dettagliata della reazione verificatasi.  L’anamnesi deve riguardare i tipi di farmaci assunti e le modalità con le quali sono stati somministrati, i segni ed i sintomi che si sono manifestati con un’attenzione particolare a tempi e modi di comparsa. Può essere importante anche raccogliere informazioni su alimentazione e abitudini di vita, come il consumo di alcool, in quanto a volte si verificano interferenze fra cibi e bevande assunte e metabolismo dei farmaci. Infine, dato il crescente consumo di prodotti a base di erbe ed integratori, si dovrà raccogliere anche una storia dell’assunzione di questi prodotti. Infatti, essi stessi possono provocare reazioni e sono in grado di favorire la comparsa di reazioni ai farmaci. Come si vede le informazioni da condividere con il medico di riferimento sono tante e quindi può essere di aiuto raccogliere per un certo tempo un diario nel quale annotarle di giorno in giorno. A completamento della raccolta di informazioni, un accurato esame fisico del soggetto è importante per confermare la presenza di segni e sintomi. Tutta questa valutazione va fatta per capire se c’è stata realmente una reazione avversa ad un farmaco e se è stata di tipo allergico.

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Una volta confermata la presenza di una reazione avversa e la sua natura allergica si può procedere ad un approfondimento della diagnosi ad esempio con i test  cutanei (intradermici o patch test ). I primi sono utili soprattutto nello studio delle reazioni allergiche sostenute dalle IgE e i secondi nelle forme mediate  dai linfociti T. In quadri di reazioni allergiche ai farmaci che coinvolgono la pelle e sono particolarmente difficili da definire, si può ricorrere al prelievo di un campione di pelle (biopsia) per valutarlo al microscopio e capire meglio che tipo di alterazione si è verificata.

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